giovedì 5 aprile 2012

Consiglio musicale: NONÒ SALAMONE

Continuo con la rubrica musicale, e continuo con la musica folk siciliana, oggi vi segnalo Nonò Salamone. Nonò non è soltanto un cantante, autore e suonatore di musica folk: è anche (o forse soprattutto) uno dei pochi veri cantastorie rimasti in Sicilia.
Antichissima tradizione quella dei cantastorie, che può risalire fino ai "trobadores" medioevali, e forse anche prima, se è vero che la trasmissione orale è stata addirittura alla base dell'Odissea.
Conobbi questo artista per caso, mentre mi trovavo al forum nazionale antimafia a Cinisi, alcuni fa, quando comprai un suo CD per curiosità.
Amico e collaboratore di Ignazio Buttitta, Rosa Balistreri e Ciccio Busacca (e questo già dovrebbe bastare per andare ad ascoltarlo!!), ha cantato molti componimenti dello stesso Buttitta (tra cui "lettera ad una mamma tedesca" che pubblicai qualche tempo fa.)
Le sue canzoni sono racconti, sono manifesti, sono storia e geografia del nostro popolo, da Portella della Ginestra fino a Marcinelle.
Potrei scrivere molto altro, ma la cosa migliore è sempre la stessa: ascoltarlo con le vostre orecchie e con il vostro cuore siciliano (chiedo scusa se leggerà qualcuno non siciliano;)).
Album consigliato: Focu Ardenti.

BUON ASCOLTO!!!


giovedì 29 marzo 2012

Consiglio musicale: MASSIMO LAGUARDIA

Riprendo una "rubrica" interrotta da un pò, cioè i consigli musicali: oggi voglio segnalare uno dei miei artisti musicali preferiti: Massimo Laguardia.
Genere?? Musica tradizionale siciliana!!!
I testi sono frutto di approfondite ricerche nella nostra tradizione musicale, ma canta anche canzoni inedite, scritte da lui, che sono qualcosa di E C C E Z I O N A L E (per gli amanti del genere ovviamente).
Nella sua musica io sento il calore della terra, il profumo dei fiori di campo, i valori di un tempo, una spiritualità semplice, ci sento gli schiamazzi dei bambini per strada, i sorrisi delle donne, i sacrifici degli uomini e i saggi discorsi degli anziani.
Difficile riuscire a trasmettervi quello che provo nell'ascoltarlo, quindi la cosa migliore è che lo ascoltiate voi in prima persona!!
Album consigliato: Cuoretamburo.

BUON ASCOLTO!!!

lunedì 19 marzo 2012

Il pane, il sorriso, il donare.


Mi trovo a casa a studiare quando all'improvviso, un evento mi porta in un'altra dimensione:
una signora, una vicina, ti bussa alla porta e con un gran sorriso ti dona un pò di pane, il pane di San Giuseppe.
Tradizione antica, e che per fortuna ancora portiamo avanti (compagno deriva da cum-panis, colui con il quale condividiamo il pane).
Questa azione mi ha ridato all'improvviso il valore delle cose semplici: il pane, il sorriso, il donare.

Mi è anche venuto in mente il Bayram dell'Islam: una volta l'anno la famiglia fa macellare un agnello e poi la carne viene divisa in tre parti: una per loro, una per i parenti e una per i vicini o altri conoscenti che non possono permetterselo: stesso oggetto, il cibo, stessa azione, donarlo agli altri.

E soprattutto stesso risultato: la giornata all'improvviso mi sembra più gentile e tenera, ed ha assunto un colore diverso, un sapore diverso: il sapore del Pane di San Giuseppe!

sabato 17 marzo 2012

Ainaki

Luce del sole,
risate, risate.
Lingue e volti.
Occhi grandi,
che ti catturano,
si fissano dritti dentro i tuoi.
Occhi tuoi,
ainaki.

sabato 10 marzo 2012

CONSIDERO VALORE - Erri De Luca, da “Opera sull’acqua e altre poesie” -


Da qualche settimana avevo in mente di pubblicare questa poesia.
La pubblico perché la sento non solo come una "bella poesia" ma come un vero e proprio "Manifesto".
Mi piacerebbe sapere quali sono i versi che vi hanno colpito di più.
Buona lettura.

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario,
la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente
e quello che oggi vale ancora poco.

Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe,
tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordare di che.

Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord,
qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.

Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.

martedì 21 febbraio 2012

Edvard Munch.


Munch aggiunge qualcosa di personale ad un quadro già pieno di spunti e sensazioni.

Una sera passeggiavo per un sentiero,
da una parte stava la città e sotto di me il fiordo.
Ero stanco e malato.
Mi fermai e guardai al di là del fiordo
- il sole stava tramontando -
le nuvole erano tinte di un rosso sangue.
Sentii un urlo attraversare la natura:
mi sembrò quasi di udirlo.
Dipinsi questo quadro,
dipinsi le nuvole come sangue vero.
I colori stavano urlando.

Elogio dei piedi - Erri De Luca.


Letto tanti anni fa durante una route, sulla strada, quando allo stesso tempo li maledici e li benedici, ma alla fine sono loro che ti portano avanti.
Una volta per i sentieri delle foreste Casentinesi, con il caldo e i chilogrammi (tanti) sulle spalle, per andare avanti iniziai a ripetere a me stesso questa frase: 


"Un piede avanti all'altro, un piede avanti all'altro...." 
e anche quella sera arrivai a destinazione grazie a loro.


Anche camminando qui per le strade di Istanbul ogni tanto guardo i miei piedi e ripenso:
 "un piede avanti all'altro, un piede avanti all'altro..."
Buona lettura.

Perché reggono l'intero peso.
Perché sanno tenersi su appoggi e appigli minimi.
Perché sanno correre sugli scogli e neanche i cavalli lo sanno fare.
Perché portano via.
Perché sono la parte più prigioniera di un corpo incarcerato. E chi esce dopo molti anni deve imparare di nuovo a camminare in linea retta.
Perché sanno saltare, e non è colpa loro se più in alto nello scheletro non ci sono ali.
Perché sanno piantarsi nel mezzo delle strade come muli e fare una siepe davanti al cancello di una fabbrica.
Perché sanno giocare con la palla e sanno nuotare.
Perché per qualche popolo pratico erano unità di misura.
Perché quelli di donna facevano friggere i versi di Pushkin.
Perché gli antichi li amavano e per prima cura di ospitalità li lavavano al viandante.
Perché sanno pregare dondolandosi davanti a un muro o ripiegati indietro da un inginocchiatoio.
Perché mai capirò come fanno a correre contando su un appoggio solo.
Perché sono allegri e sanno ballare il meraviglioso tango, il croccante tip-tap, la ruffiana tarantella.
Perché non sanno accusare e non impugnano armi.
Perché sono stati crocefissi.
Perché anche quando si vorrebbe assestarli nel sedere di qualcuno, viene scrupolo che il bersaglio non meriti l'appoggio.
Perché, come le capre, amano il sale.
Perché non hanno fretta di nascere, però poi quando arriva il punto di morire scalciano in nome del corpo contro la morte.