domenica 12 agosto 2012

Tredicesima partita - Umberto Saba


Ieri Radio 1 mi ha regalato questa poesia.
Chi, da ragazzo, ha giocato a calcio con gli amici fino a quando era tanto buio da non vedere più la palla, forse sentirà la stessa la sensazione che ho provato io nell'ascoltarla.

Buona lettura


Sui gradini un manipolo sparuto
si riscaldava di se stesso.
E quando
- smisurata raggiera – il sole spense
dietro una casa il suo barbaglio, il campo
schiarì il presentimento della notte.
Correvano sue e giù le maglie rosse,
le maglie bianche, in una luce d’una
strana iridata trasparenza. Il vento
deviava il pallone, la Fortuna
si rimetteva agli occhi la benda.
Piaceva
essere così pochi intirizziti
uniti,
come ultimi uomini su un monte,
a guardare di là l’ultima gara.

sabato 23 giugno 2012

Piaceri - Bertolt Brecht -

Ritorno ad "appuntare" un'opera di Brecht. Questa poesia me l'ha fatta leggere un'amica, proprio qualche minuto fa.
Nella parte finale, quell'uso dell'infinito mi ha fatto sentire gli ultimi versi quasi come un'esortazione: 
"viaggiare, cantare, essere gentili". O forse sono io che li voglio vedere così.
Ma il bello della poesia non è proprio questo?
Mi piacerebbe chiedere ad ognuno di voi che leggerà, qual è, tra questi versi, il "piacere" o (i piaceri) che preferisce.

Buona lettura.

Il primo sguardo dalla finestra al mattino
il vecchio libro ritrovato
volti entusiasti
neve, il mutare delle stagioni
il giornale
il cane
la dialettica
fare la doccia, nuotare
musica antica
scrivere, piantare
viaggiare
cantare
essere gentili.


venerdì 1 giugno 2012

Carlo Alberto dalla Chiesa ai suoi uomini.

Questi non sono i dialoghi di un film americano, nè mission impossible.
Questo è il discorso che Carlo Alberto dalla Chiesa ha fatto ai suoi 150 uomini del Nucleo Speciale Antiterrorismo, prima di iniziare lo scontro finale con le Brigate Rosse (il termine "scontro finale" non è affatto esagerato). Era il giugno del 1978.
Questa è la realtà.

Da oggi nessuno di voi ha più un nome, una famiglia, una casa. Da adesso dovete considerarvi in clandestinità. Io sono il vostro unico punto di riferimento. Io vi darò una casa, io vi ordinerò dove andare e cosa fare.
Il Paese è terrorizzato dai brigatisti.

Da oggi saranno loro che devono cominciare ad avere paura di noi e dello Stato.


giovedì 31 maggio 2012

Ricordi su Pio La Torre

Ho appena letto una breve testimonianza su Pio La Torre.
Si parla di lui, del suo assassinio e della manifestazione di Comiso contro i missili americani.
C'erano pure i miei genitori a quella manifestazione.
Chi parla è Rosolino Cottone, amico intimo di Pio, ex partigiano. 
Nome di battaglia: "Esempio".


Mi chiamo Rosolino Cottone, di Palermo, ho 80 anni. Ho fatto il partigiano sull'Appennino tosco-emiliano con la 31° Brigata Garibaldi. Per quell'esperienza mi hanno fatto fare la guardia del corpo prima a Li Causi e poi a La Torre...
Con Pio abbiamo cresciuto insieme. Io gli andavo sempre dietro. Ero armato, certo, ma l'arma non me la vedevano mai.
Con La Torre eravamo due fratelli. Lui era uguale a noi, era un combattente. Poi io sono diventato anziano.
La cosa che più ricordo di lui quella mattina a Palermo, che lui non si meritava di morire. In che senso mi ricordo? L'autista di La Torre si chiamava Di Salvo, e a lui non ci arrivò la mente che quando camminava con la macchina, quella mattina un'altra macchina ci andava dietro.
La Torre abitava in corso Pisani e la sera prima mi dice a me: "Cottone, mi raccomando, domani mattina verso le otto a casa mia". Alle otto ero lì, ma che ne sapevamo che gli assassini erano già lì anche loro? Erano giù.
In casa La Torre dice a Di Salvo: "Fai il caffè a Rosolino, che deve andarmi a fare delle commissioni". Io ho preso il caffè e sono andato. Arrivo in federazione verso le nove e mezzo e il portiere appena mi vede mi urla:"Cottone! Ammazzarono a La Torre e Di Salvo".
"Ma cosa dici?", urlai io, ma corsi via come un dannato, la polizia cercò di bloccarmi, ma urlavo dalla rabbia e mi fecero passare e arrivai alla macchina tutta insanguinata.
La Torre è sepolto qui, ai Cappuccini. Si può entrare ai Cappuccini, sulla lapide c'è scritto il suo nome. Era un bravissimo compagno, duro e forte.
Mi dice a me, eravamo a Comiso, la mattina del grande comizio. C'erano tanti contadini, tanti operai venuti a Comiso per il discorso di La Torre, erano più di cinquemila anche dai paesi attorno.
Allora La Torre mi dice a me: "Comandante ma pecchè sono accussì poco?", così mi parlava, e io gli faccio: "Scusa La Torre, sono più di cinquemila. Tu quanti ne vuoi?", ci faccio a lui.
Non si contentava mai, voleva sempre di più nella lotta popolare.

Mio fratello aviatore - Bertolt Brecht

Ieri sera, pensando al mio esame di tedesco alla maturità, mi è tornata in mente questa poesia. 
Molti di voi la conosceranno già, ma la voglio fermare, appuntare, ricordare.
E' una poesia secca, sarcastica, amarissima.

Buona lettura.

Avevo un fratello aviatore.
Un giorno, la cartolina.
Fece i bagagli, e via,
lungo la rotta del sud.

Mio fratello è un conquistatore.
Il popolo nostro ha bisogno
di spazio; e prendersi terre su terre,
da noi, è un vecchio sogno.

E lo spazio che s'è conquistato
è sui monti del Guadarrama.
E' di lunghezza un metro e ottanta,
uno e cinquanta di profondità.


lunedì 28 maggio 2012

Come conquistare una radical-chic.


Oggi una mia amica mi ha mandato il link di questo post, scritto sul blog MAMMAbuttaLAPASTA.
Un decalogo ironico su come conquistare una ragazza radical-chic, ultima frontiera dell'omologazione.

Buon divertimento!

Le radical-chic si sa, piacciono un po’ a tutti.
sarà per quel capello da ‘la casa nella prateria’ o per la possibilità di sentirci fighi offrendogli una menabrea da 2 euro.
MAMMAbuttaLA PASTA vi da le mosse giuste per limonarvi duro una radical senza troppi sbattoni, evitando appuntamenti in locali osceni e puzzolenti tipo il frida o il Biko e per i più arguti la possibilità addirittura di farsela senza avere la tessera ARCI.

1- aprite il cassetto e recuperate il nokia 3310 che avevate in prima liceo, nascondete per bene il vostro Blackberry

2- ripulite il vostro profilo di facebook da tutte le foto di troione mezze nude e post sul calcio

3- predisponete casa vostra come segue:
andate al libraccio sui navigli o ai mercatini ed acquistate rigorosamente usati:
Libri di flaubert, zola, verga, rimbaud, verlaine, Baudelaire e Svevo.
Riponeteli tutti nella vostra libreria di design  accanto alla discografia di Sergio Cammariere e di Guccini, ad eccezione di un testo che lascerete in bella vista sul  tavolino del salotto accompagnato ad una copia de ‘L’internazionale  e ad un sigaro mezzo fumato.
Appendete alle pareti le foto che ritraggono voi tra gli altopiani del Nepal.Possibilmente in Bianco e nero

4- invitatela allo spazio oberdan per un qualunque evento, meno gente ci sarà più punti avrete guadagnato.
(è un evento di nicchia sai, non tutti possono capirlo e c’è da dire che anche il fatto che sia alle 4 di pomeriggio non aiuta, molti lavorano ma potrebbero chiedere un permesso, la cultura prima di tutto)

5- presentatevi in bicicletta fischiettando ludovico einaudi con le clarks ai piedi

6- finito l’evento invitatela a casa vostra per un aperitivo. (fondamentale aver già perfettamente attuato punto 3)

7- mettere in sottofondo la musica di john coltrane

8- preparate un aperitivo tutto bio

9-raccontatele di quanto milano sia diventata invivibile e ditele che il vostro sogno è aprire una trattoria a Gubbio:
rimarrà a bocca aperta

10- approfittatene e limonatela.

venerdì 25 maggio 2012

Da un ghazal di Hafez

Ho letto questa parte di un ghazal, un tipo di componimento di origine persiana, poi diffuso anche in lingua pashtu, kashmiri e infine anche in inglese e tedesco.
Questo ghazal fu scritto da Hafez, il più importante scrittore di ghazal, vissuto nel XIV secolo.


Mi è piaciuto, spero anche a qualcun altro che lo leggerà.
Buona lettura.

Giuseppe ritornerà nella terra di Canaan, non piangere,
il deserto diventerà un giardino di rose, non piangere.
Dovesse arrivare il diluvio e annegare ogni creatura vivente,
Noè sarà la tua guida nell'occhio del ciclone, non piangere.