martedì 9 dicembre 2014

Intercettazioni Mafia Capitale:Piazza Armerina e business dei migranti

Nel grande intreccio della "Cupola Romana", o "Mafia Capitale", che dir si voglia, anche Piazza Armerina viene citata più volte nelle intercettazioni delle telefonate di Odevaine, riguardo al business dei migranti.

Senza alcuna malizia, aggiungo soltanto che mi dispiace notare che, su tematiche di mafia, la nostra stampa cittadina appare a volte disattenta, magari più concentrata a seguire il (tragico) caso di cronaca nera di turno.
Da siciliani, questa disattenzione non ce la possiamo proprio permettere.

A seguire propongo integralmente due articoli in cui si riportano intercettazioni riguardanti Piazza Armerina, di cui riporto immediatamente qualche piccolo estratto.

Articolo di Grazia Longo, pubblicato il 9/12/2014 sulla Stampa:
Riguardo ad un nuovo centro profughi, Odevaine intercettato dice:<<[...] perché Mineo non è compatibile… però c’è la struttura di Piazza Armerina… Io a Manzione glielo sto facendo dire anche da Veltroni>>.

Ecco il link all'articolo originale:

Articolo di Salvo Catalano, pubblicato su catania.meridionews.it il 3/12/14:
«[...] Piazza Armerina, ci metti una struttura alberghiera già utilizzata per 150 posti, ampliabile fino a 500"».
« [...] Sia queste di Roma che queste di Piazza Armerina e di Catania... loro che sono gestori diversi... però se noi gli facciamo aprire i centri... insomma ci coinvolgono nell’operazione»

Ecco il link all'articolo originale:
http://catania.meridionews.it/articolo/29940/mafia-capitale-il-business-migranti-tra-sicilia-e-roma-il-sistema-odevaine-oriento-i-flussi-che-arrivano-a-mineo/

Di seguito i due articoli in versione integrale (grassetti e sottolineature sono fatti da me).

“La gara per gli immigrati è finta, sono io a capo della commissione” 
Articolo originale di Grazia Longo, La Stampa

Nel sodalizio criminale di Mafia capitale ci sono due imperativi: la pressione sui politici per «oliare le gare degli appalti pubblici» e il coinvolgimento della ’ndrangheta per siglare affari e sostenere campagne elettorali.
Va subito chiarito, tuttavia, che i nomi illustri citati nelle intercettazioni - dai ministri Lupi e Alfano e i sottosegretari Menzione e Bubbico, all’ex sindaco di Roma Veltroni e il presidente della Regione Zingaretti - risultano completamente estranei all’inchiesta. Alcuni arrestati li tirano in ballo in diverse circostanze.  

Come per la questione di un nuovo centro profughi per gli immigrati sbarcati a Lampedusa. C’è chi lo vorrebbe a Mineo, ma la Cupola romana punta a Piazza Armerina (Enna). Ecco allora Luca Odevaine (arrestato, ex vice capo di gabinetto di Veltroni), fare il matto, il 15 maggio scorso, per cercare appoggio dal sottosegretario Manzione. Tanto da volerlo farlo contattare anche da Walter Veltroni. Odevaine: «Io mo’ col fatto che ho parlato con Veltroni ieri, ho detto, “Waltrer parlaci pure te, che questo Manzione è persona molto vicina a Renzi… perché Mineo non è compatibile… però c’è la struttura di Piazza Armerina… Io a Manzione glielo sto facendo dire anche da Veltroni».
E quando Buzzi chiede ad Odevaine: «A Manzione siete riusciti ad agganciarlo?», l’altro risponde «Sì». Circostanze che non trovano riscontro da parte della procura e dei carabinieri del Ros.
Sicuro, invece, il guadagno illecito sui centri profughi per Odevaine. È lui stesso, intercettato, a dichiarare il suo tariffario: «Il pro capite che mi darebbero a me, quindi con 80 persone 1.240 euro al mese, 100 persone 1.500 euro, a 400 sono 18.600 euro, perché più cresce il loro numero più aumenta il loro utile». Dall’esame dei suoi conti correnti segreti, intestati a familiari, emerge il passaggio di 90 mila euro di tangenti.
Odevaine è l’uomo che riesce a far ottenere gli appalti per i centri profughi e spiega che occorre trovare alleati importanti. Per lui «è tutto un do ut des». E per convincere Buzzi sul meccanismo delle mazzette, il 3 febbraio scorso, fa riferimento a un appalto che non trova sussistenza nelle indagini: «I Pizzarotti sono impresa importante di Parma, molto amici di Gianni Letta, di Berlusconi. Da quello che ho capito hanno fatto un accordo perché Lupi, il ministro Lupi gli ha sbloccato due o tre appalti grossi…».
Sulla gara per gli immigrati, invece, Odevaine assicura: «Il presidente della Commissione lo faccio io… è una gara finta». Senza riscontro è anche l’incontro accennato da Buzzi e Carminati con il viceministro Bubbico. «Dopodomani vedo il capo segreteria Bubbico» dice il primo e l’ex Nar replica: «Bubbico con Alfano non ce sta».  
Il presidente della Regione Luca Zingaretti viene invece nominato dai due arrestati per associazione mafiosa Fabrizio Testa e Claudio Caldarelli. Quest’ultimo punta a Bioparco dentro Villa Borghese: «Il verde del Bioparco che se riusciamo a pigliassello proprio tutto…». Testa gli spiega: «Non hai capito… me dite è questo… poi lui va da...e quelli sono soldi che partono da… ricordati che passano… non passano dal bilancio cioè…passa sui tertti di Zingaretti». Testa: «Eh sono soldi della presidenza… quindi da là direttamente» e Caldarelli: «Vanno diretti, certo».  
Poi c’è il capitolo del presunto coinvolgimento delle ’ndrine calabresi a sostegno dell’attività di Carminati, Buzzi e soci. Anche per sostenere la campagna elettorale di Alemanno alle ultime europee? L’ex sindaco era candidato al Sud per il Pdl. E Buzzi, l’11 maggio scorso in una telefonata lo rassicura circa «la possibiltà di portare voti a quest’ultimo grazie agli amici del Sud». L’ex sindaco chiede: «Devo fare delle telefonate? devo fare qualcosa?». Buzzi: «No, no, tranquillo... i nostri amici del Sud ti possono dare una mano». Buzzi poi spiega alla moglie:  «Come dai una mano ad Alemanno? Dandogli i nomi di 7-8 mafiosi che c’avemo in cooperativa e gli danno una mano». Si tratta forse di esponenti dela ‘ndragnheta?


Mafia Capitale, il business migranti tra Sicilia e Roma. Il sistema Odevaine. «Oriento i flussi che arrivano a Mineo»
Articolo originale di Salvo Catalano, catania.meridionews.it

L'operazione Mondo di Mezzo che ieri ha fatto luce sulla nova mafia romana e sui suoi intrecci con imprenditoria ed estrema destra apre un ulteriore squarcio inquietante sulla gestione dell'immigrazione. A parlare del business in un'intercettazione è Salvatore Buzzi, tra gli arrestati nel blitz, numero uno del Consorzio Eriches 29 giugno e braccio imprenditoriale dell’organizzazione che fa capo a Massimo Carminati, ex terrorista nero ed esponente della Banda della Magliana. Ma l'uomo che avrebbe permesso di far funzionare un giro d'affari di milioni di euro sulla pelle degli immigrati si chiama Luca Odevaine. Lo stesso che sedeva nella commissione che ha assegnato all'associazione di imprese Casa della Solidarietà l'appalto triennale da 100 milioni per la gestione del Cara di Mineo, e che è esperto del presidente (attualmente il sindaco di Mineo Anna Aloisi) del Consorzio Calatino Terra d’Accoglienza, ente che soprintende alla gestione del centro per richiedenti asilo. Il gip del Tribunale di Roma Flavia Costantini, nell'ordinanza di applicazione delle misure cautelari, ha dedicato a lui un intero capitolo, intitolato proprio Sistema Odevaine. «Sono in grado di orientare i flussi che arrivano da giù - confidava in un'altra intercettazione - anche perché spesso passano per Mineo, e poi da Mineo vengono smistati in giro per l'Italia, per cui un po’ a Roma, un po’ nel resto d'Italia... se loro c'hanno strutture che possono essere adibite a centri per l'accoglienza da attivare subito in emergenza, senza gara, le strutture disponibili vengono occupate e io insomma gli faccio avere parecchio lavoro». Ecco perché nel Cara più grande d'Italia si segue con particolare apprensione questa vicenda.


Odevaine è un uomo molto noto della politica romana, ex vice capo di gabinetto del sindaco Walter Veltroni ed ex capo della polizia provinciale di Roma, presidente della fondazione IntegrAzione, ma soprattutto appartenente al Tavolo di coordinamento nazionale sull'accoglienza per i richiedenti e titolari di protezione internazionale, al Ministero dell'Interno, in rappresentanza dell'Unione delle Province Italiane, il cui numero uno proprio in quegli anni è Giuseppe Castiglione, ex presidente della provincia di Catania e soggetto attuatore del Cara di Mineo. Ed è proprio da questa posizione istituzionale, secondo il Gip che ha ordinato il suo arresto, che Odevaine «vendeva la sua funzione per il compimento di atti contrari ai doveri del suo ufficio in violazione dei doveri d’imparzialità della pubblica amministrazione».

Il suo operato consisteva tra l'altro «nell'orientare le scelte del Tavolo per creare le condizioni per l’assegnazione dei flussi di immigrati alle strutture gestite dagli imprenditori» amici; «nel comunicare i contenuti delle riunioni del Tavolo e le posizioni espresse dai rappresentanti delle istituzioni»; «nell’effettuare pressioni per consentire l’apertura di centri in luoghi graditi al gruppo Buzzi». Un servizio che si faceva pagare a caro prezzo: 5mila euro al mese per se stesso e 1.500 per il suo braccio destro Mario Schina, che svolgeva la funzione di intermediario tra il gruppo Buzzi e Odevaine.

E' lo stesso Buzzi, in diverse conversazioni intercettate dal Reparto operativo speciale dei carabinieri di Roma a parlare della retribuzione di Odevaine: «Piglia 5mila euro al mese da tre anni! - spiega l'imprenditore il 28 marzo del 2014 nel suo ufficio alla presenza di altre quattro persone, indagate nella stessa indagine - E glieli abbiamo dati in tempi di pace e in tempi di guerra, cioè quando non c’avevamo più un cazzo! Costavano, va be’ facciamo un investimento e l’investimento ha pagato perché arrivano (gli immigrati, ndr). Scusa, perché se tu sei stipendiato dal Comune e pigli 3mila euro al mese come fai ad averci un impero in Venezuela?». Ma alla retribuzione mensile si devono aggiungere anche pagamenti indiretti, attraverso il pagamento di affitti nell’interesse di Odevaine e attraverso versamenti in denaro - pari a 117mila euro - sui conti correnti della moglie e del figlio, che li riversavano all’indagato. «La gravità della sua condotta si evince - scrive il Gip - dalla sistematicità con la quale commette i reati, pertanto, non ritenuti episodici o occasionali, ma una sorta di attività lavorativa illecita».

Il riferimento agli affari in Venezuela è uno dei motivi per cui il Gip ha giustificato la necessità della misura cautelare in carcere. «Esiste il pericolo di reiterazione di reati e quelle connesse al pericolo di fuga - scrive il Gip - Quanto al primo, va considerata la gravità e il numero dei reati commessi, estesi per un periodo superiore ai tre anni e fino alla data della richiesta. I suoi precedenti, la sua capacità di penetrazione delle istituzioni, la sua pervicacia a piegare le funzioni che svolge all’interesse suo personale e a quello dei suoi corruttori, sono elementi che depongono per un’intensissima pericolosità sociale. Similmente esiste il pericolo di fuga. Egli ha interessi in Venezuela, paese in cui si reca spesso, la capacità economica per recarvisi, il movente alla fuga, dato dalla pena assai grave che in concreto è ragionevole verrà irrogata». Tra i precedenti anche una vecchia condanna a due anni nel 1989 per stupefacenti. Pena per la quale gli è stato concesso l'indulto nel 1991 e la riabilitazione nel 2003. Per non compromettere le sue possibilità istituzionali, Odevaine decide di cambiare cognome. «Circostanza - precisa il Gip - di cui nessuna delle amministrazioni interessate si accorge, a differenza dell’amministrazione degli stati Uniti, che gli nega il visto d'ingresso ad aprile del 2014 per i suoi precedenti penali».

L'intreccio tra Odevaine e la Sicilia non riguarda solo il Cara di Mineo. Una conversazione con una sua collaboratrice negli uffici della Fondazione IntegrAzione l’11 marzo 2014 consente di certificare l'uso dei suoi contatti istituzionali per suggerire soluzioni ed indirizzare le autorità ad assecondare le indicazioni suggerite per agevolare gli interessi degli imprenditori che lo tenevano a libro paga. C'è da preparare un appunto con la disponibilità delle strutture ricettive, da consegnare al prefetto Rosetta Scotto Lavina, direttore centrale dei Servizi Civili per l’Immigrazione e l’Asilo.

«Vorrei farle un appunto riassuntivo, che questa è un’imbecille - spiega Odevaine alla sua dipendente - lei è in difficoltà perché continuano gli sbarchi e non sa dove mettere le persone, lei è un’idiota... poverina... non capisce un cazzo, però per me va bene, perché in questo momento che non c’ha neanche il capo sopra di lei, si affida molto a me perché non sa dove sbattere le corna. Allora... a parte tutte le questioni di Mineo su cui non c’è molto da dirgli, perché sta procedendo... Mi sono offerto di segnalarle delle strutture pronte, immediatamente disponibili, di cui alcune sono di Eriches (il consorzio Eriches 29 - Cooperativa 29 giugno di Buzzi ndr). Fammi una cortesia mettigli per prima quella di 400 posti a Castelnuovo di Porto; poi sotto Catania, puoi metterci struttura capienza 4-500 posti letto... struttura alberghiera a Catania, poi ci dovresti mettere Melilli, provincia di Siracusa per 200 posti, tra parentesi mettici, per cortesia RSA, ex RSA; poi Piazza Armerina, ci metti struttura alberghiera già utilizzata per 150 posti, ampliabile fino a 500 e credo basta... fa ‘na cosa, questa qua ex RSA mettila in fondo, le altre due Piazza Armerina e Catania le metti una vicina all’altra. Sia queste di Roma che queste di Piazza Armerina e di Catania... loro che sono gestori diversi... però se noi gli facciamo aprire i centri... insomma ci coinvolgono nell’operazione».

Migranti usati come merce, spediti a pacchetti per un business milionario. Odevaine, secondo il gip, non solo avrebbe ricevuto 5mila euro al mese dall'associazione criminale, ma l'accordo avrebbe avuto un'ulteriore evoluzione: un vero e proprio tariffario, una quota fissa per ogni singolo migrante che sarebbe potuta aumentare proporzionalmente con l'incremento dei soggetti ospitati. Adesso è in carcere, indagato per corruzione. Per lui, a differenza di Buzzi e di altri indagati, non è contestata l'aggravante mafiosa. «Non è emerso alcun elemento indiziario, dal quale poter ragionevolmente ritenere che fosse a conoscenza del contesto nel quale Buzzi operava».

Sulla vicenda è intervenuto il deputato nazionale di Sinistra ecologia e libertà, Erasmo Palazzotto che chiesto la chiusura del Cara di Mineo. «Da tempo denunciamo ombre sulla gestione finanziaria del Cara, il coinvolgimento di Luca Odevaine nell'inchiesta Mondo di Mezzo ci conferma i dubbi e ci spinge a chiedere che sia fatta immediata luce sulla gestione del Centro per richiedenti asilo più grande d'Europa. Ad oggi - continua - Odevaine continua a percepire lauti compensi dalla struttura di Mineo, di cui è sia dipendente part time che consulente, indennità di diverse migliaia di euro che stonano con le condizioni, anche queste più volte denunciate, della struttura fortemente voluta dall'attuale sottosegretario Castiglione. La revoca degli incarichi a Odevaine ci appare quindi un atto di indispensabile trasparenza»

lunedì 17 novembre 2014

L’accordo sulle emissioni tra Usa e Cina è più retorico che storico - LIMES

Qualche giorno fa, durante il vertice APEC, USA e Cina hanno raggiunto un accordo sulla riduzione della CO2 (USA) e incremento energie rinnovabili (Cina). L'accordo è stato definito storico da alcuni, e Prodi lo ha definito "un'ottima speranza in vista del summit mondiale sull'ambiente che si terrà a Parigi nel 2015." (e su questo sono anche io d'accordo).
Riporto qui un articolo di Angelo Richiello apparso su Limes qualche giorno fa, dove si presenta un punto di vista diverso e meno, appunto, "retorico".

Buona lettura.

La "storica" promessa del presidente statunitense Barack Obama e del suo omologo cinese Xi Jinping di ridurre le emissioni di diossido di carbonio (Co2) entro i prossimi 15 anni sembra più retorica politica che impegno sostanziale alla riduzione del surriscaldamento del pianeta. Più precisamente, sembra un'ordinaria dichiarazione di politica industriale. 

Stati Uniti e Cina sono responsabili del 44% delle emissioni globali di gas serra, contro il 10% dell’Unione europea, il 7,1% dell’India e il 5,3% della Federazione russa. È evidente a chi segue le trasformazioni dell’industria energetica mondiale che il consumo di carbone per la produzione di energia elettrica, principale causa delle emissioni di gas serra, è negli Stati Uniti in forte declino a causa dell’abbondante disponibilità di gas naturale. Questo grazie anche alle nuove tecnologie di fratturazione idraulica che hanno reso economica l’estrazione di gas da scisti da profondità prima impensabili. 
È anche evidente la fine del ciclo ascendente dei prezzi petroliferi, che impone ai grandi gruppi la conversione dei complessi industriali per la raffinazione del petrolio in strutture per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Per sopravvivere, le compagnie dovranno diversificare le loro attività economiche. Molti paesi dell'Opec hanno fiutato l'incombenza almeno da un decennio.

Inoltre, tanti italiani si saranno accorti della pressione esercitata dai produttori di energia elettrica che - sotto forma di promozioni e offerte di risparmio - consigliano il blocco dei prezzi della bolletta, chiaro segnale di come il mercato elettrico evolverà. Dunque, la promessa di Barack Obama di ridurre le emissioni di gas serra del 26%-28% rispetto ai valori del 2005 altro non è se non una conseguenza dovuta a un epocale cambio di paradigma. Si tratta in realtà di una modesta proposta, dato che gli Stati Uniti si erano già impegnati a ridurre entro il 2020 le emissioni del 17% rispetto ai valori del 2005.

La Cina invece sa bene che il suo prodotto interno lordo non potrà svilupparsi all’infinito agli attuali tassi di crescita, da essa dichiarati dell’8-10% annuo. Con tutta probabilità avrà stimato che tale fase - legata principalmente all’urbanizzazione del paese - raggiungerà il picco nel 2025 per poi iniziare a calare intorno al 2035. Per questo il suo presidente ha prudentemente speso la data del 2030, entro la quale intende iniziare a incrementare la quota di energia elettrica prodotta da fonti non fossili per portarla attorno al 20% nel lontano 2030. 

Anche per Pechino si tratta di un miglioramento modesto, poiché si era già impegnata a portare tale percentuale al 15% nel 2020. Inoltre, la quota di fonti non fossili può essere innalzata solo con una produzione di energia elettrica da nucleare e rinnovabili pari a circa 800-1000 GW di potenza installata, ossia 6-8 volte la potenza massima erogabile dalle centrali italiane.

La Cina ha già sostenuto elevati investimenti per la costruzione di impianti nucleari di nuova generazione. Relativamente alle fonti rinnovabili, principalmente eolico e fotovoltaico, Pechino possiede già la più grande industria al mondo per la produzione di pannelli fotovoltaici e aerogeneratori. Concedere all’industria cinese altri 15 anni per inquinare più o meno liberamente significa peggiorare ulteriormente la salute dei suoi cittadini, aumentare le probabilità di perturbazioni meteorologiche estreme, accrescere l’insicurezza sulla qualità del cibo, aggravare lo stato della biodiversità. Dunque, non si tratta di un atto di responsabilità nei confronti degli abitanti del pianeta o di pragmatismo ecologista, quanto piuttosto dell’opportunistica conseguenza di un percorso di sviluppo economico già tracciato. Business as usual, potremmo dire.

La promessa di Obama e l’intenzione di Xi (di questo si tratta) sono state congiuntamente definite dai due capi di Stato come storiche, sebbene di storico ci sia poco o nulla. Il solo patto che ad oggi merita di essere ricordato nei libri di storia è il Protocollo di Kyoto:  per la prima volta più di 180 paesi, ossia quasi l’intero pianeta, si accordarono per una riduzione delle emissioni di gas serra nel periodo 2008-2013 in una misura non inferiore all'8% rispetto ai valori registrati nel 1990, considerato come anno base.

A questo epocale accordo si sottrassero proprio gli Usa e la Cina. I primi, inizialmente aderenti al trattato sotto l’amministrazione Clinton, ritirarono l’adesione appena dopo l’insediamento alla Casa Bianca di George W. Bush, dietro evidente richiesta delle compagnie petrolifere americane. La seconda, pur aderendovi, si svincolò dall’impegno definendosi paese in via di sviluppo, termine spesso usato a seconda della convenienza del momento.

La realizzabilità delle dichiarazioni dei due presidenti, da trasformare in impegni fattuali al prossimo vertice delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici previsto a Parigi nel dicembre 2015, è incerta. Sul versante statunitense, la nuova maggioranza repubblicana ha minacciato battaglia al Congresso, definendo la promessa di Obama una bufala irrealistica che causerà solo l’aumento dei prezzi delle bollette e la perdita di posti di lavoro.

Dal lato cinese è ben noto che se le predisposizioni del governo centrale non sono in linea con le ambizioni di crescita economica della popolazione cinese, esse saranno ignorate dai governi provinciali. Forse volutamente, Obama e Xi hanno omesso di ricordare che i loro impegni non sono così ambiziosi come da loro stessi definiti, poiché l’Unione Europea soltanto un mese fa ha dichiarato una riduzione del 40% delle emissioni di gas serra entro il 2030.

Gli scienziati parlano di obiettivi sino-americani insufficienti per impedire una situazione di irreversibilità ambientale del pianeta. L’Unione Europea, con le sue avanzate tecnologie per la produzione di energia verde, può essere la vera guida e promotrice di un pianeta più pulito.

giovedì 30 ottobre 2014

European utilities are world leaders in renewable energy, new ranking shows


European utilities are among the greenest utilities in the world, according to the latest edition of a global utility ranking published by Energy Intelligence.
Spanish utility Iberdrola and Portuguese utility EDP lead the Top 100 Green Utilities list. In total, 6 of the top 10 companies are European, including Iberdrola, EDP, Enel, DONG Energy, EDF, and E.ON.
Published in EI New Energy, the global Top 100 Green Utilities ranking is based on renewable energy portfolio and greenhouse gas emissions. This year’s edition shows that renewable technologies accounted for a staggering 80% of new generation added by large utilities in 2013, compared with 30% in 2012.
“This ranking confirms European utilities’ role as global leaders on green energy. Indeed, European electricity companies today are instrumental in turning Europe’s low-carbon energy transition into reality. EURELECTRIC and its members are continuously working to ensure that investment in green energy remains attractive and that Europe’s energy system adapts as the share of renewable energy continues to grow,” said EURELECTRIC Secretary General Hans ten Berge.
EI New Energy, a specialist publication covering trends in carbon, renewable energy, and transportation, selected 100 of the largest power generators from around the world, accounting for just over half of global capacity. The ranking evaluated their “greenness” according to carbon dioxide emissions per megawatt hour, volume of renewable energy capacity, and proportion of renewables to total capacity.

giovedì 23 ottobre 2014

Interim report provides first full dataset on energy costs and subsidies for EU28 across power generation technologies

The functioning of energy markets and the size and effect of government interventions has been the subject of debate for years. To date however, a consolidated dataset for government interventions in the power market of the European Union has been missing. This is why the European Commission has commissioned a study that aims at helping to close the knowledge gap by quantifying the extent of public interventions in energy markets in all 28 Member States. Today we present the interim results of the external study on "subsidies and costs of EU energy".

The interim report presented today collects a hitherto not existing set of data on costs and subsidies across the various generation technologies in the electricity sector and across all EU Member States. It represents a first concrete deliverable following the Communication "Delivering the internal electricity market and making the most of public intervention" from November 2013.

Vice-President Günther H. Oettinger responsible for energy said: "Together with the Commission's earlier report on drivers for energy prices, we now have a set of data on subsidies and costs in the field of energy that is more solid and comprehensive than anyone before. We are now better informed about the size of public subsidies in recent years and the costs for power generation across all technologies. But the task is not yet completed. This can only be a first step and there are still gaps in our knowledge. We have to continue to work on filling these gaps. More research is needed, in particular on historical subsidies in the energy market in all EU Member States and the EU overall."

The results show that in 2012, the total value of public interventions in energy (excluding transport) in the EU28 were between €120-140 billion. Unsurprisingly, and given the efforts to expand the share of renewable energy in the EU’s overall energy consumption, the largest amounts of current public support in 2012 went to renewables, in particular to solar (€14.7bn) and onshore wind (€10.1bn), followed by biomass (€8.3bn) and hydropower (€5.2bn). Among conventional power generation technologies, coal received the largest amount in current subsidies in 2012 with €10.1bn, followed by nuclear (€7 bn) and natural gas (about € 5.2 bn). The figures specifying support across technologies do however not reflect the free allocation of emission certificates nor tax support for energy consumption. Including these factors would reduce the gap between support for renewables and other power generation technologies. The study also discusses the order of magnitude of historical interventions, which are considerable for coal and nuclear. Further work is however needed to arrive at more solid estimates of historical subsidies.

The interim report also presents figures on the cost competitiveness of the different power generation technologies. The estimated ranges reflect costs of new power generation without public intervention (levelised costs). Costs for producing one MWh of electricity from coal are in a range around €75. Electricity from onshore wind is generated at only somewhat higher costs. Costs for power from nuclear and natural gas are in comparable ranges around €100/MWh. Solar power costs have fallen considerably since 2008 to about €100-115/MWh depending on the size of installations.

The interim report also presents estimates on external costs across power generation technologies. These are costs that are not reflected in market prices, such as costs of environmental and health impacts and the impact of climate change. The methods for quantifying external costs come with a high degree of uncertainty, and the report only aims to identify orders of magnitude for external costs. It puts the figure of external costs of the EU’s energy mix in 2012 at between €150 and 310 billion.

The interim report can be found at

giovedì 16 ottobre 2014

Sapete che esiste il bonus energia elettrica e gas?

Scrivo qui delle info che possono tornare veramente utili.
Sono disponibile per chi avesse dubbi o necessità di chiarimenti.

I bonus per l’energia elettrica e il gas


I bonus, introdotti per legge e gestiti dall’Autorità per l’energia che ne assicura l’operatività con la collaborazione di ANCI e dei comuni, consentono di ottenere uno sconto, al netto delle imposte,  del 20% circa sulla  spesa annua per la luce e del 15% circa per  quella di gas. Nel 2014, il bonus elettrico vale dai 72 ai 156 euro; il bonus gas da 35 a circa 300 euro, il bonus per le apparecchiature salvavita dai 177 ai 639 euro.

Per fare richiesta occorre avere un ISEE di non oltre 7.500 euro/anno oppure di 20mila euro anno con più di tre figli. Le informazioni su come fare richiesta sono disponibili sui siti dell’Autorità www.autorita.energia.it  e dell’ANCI  www.bonusenergia.anci.it  o al numero verde 800.166.654 dello Sportello per il Consumatore di energia.


Bonus sociali energia, solo il 30% delle famiglie disagiate ne fa richiesta.


Negli ultimi cinque anni sono stati assegnati oltre tre milioni di bonus per ridurre la spesa per luce e gas a persone in difficoltà economica, famiglie numerose e malati gravi che necessitano di apparecchiature elettromedicali salvavita. Tuttavia,  secondo  una  recente  indagine  dell’Autorità  per  l’energia,  solo  il  30%  dei potenziali beneficiari richiede i bonus e le percentuali più basse di richieste si riscontrano nelle aree dove è maggiore il livello di indigenza e minore il grado di istruzione.

Nasce da queste evidenze la campagna di comunicazione promossa dalla Presidenza del Consiglio–Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria, dal Ministero dello Sviluppo economico e dall’Autorità per l’energia per rafforzare l’informazione agli oltre 3 milioni di potenziali beneficiari. Si tratta di quanti hanno una certificazione ISEE compatibile con quella necessaria per richiedere i bonus, ovvero di persone che in oltre il 70% dei casi sono a rischio povertà e  nel 40% dei casi in stato di povertà assoluta.

Gli spot radio e tv della campagna  verranno diffusi sugli spazi gratuiti a disposizione della Presidenza sulle reti Rai1 per due settimane, dalle 8 alle 18  dal lunedì al venerdì, negli orari di apertura   del   numero   verde   800.166.654   dello   Sportello   per   il   consumatore. Nell’occasione, il call center dello   Sportello - servizio gratuito attivato dall’Autorità e gestito in avvalimento dall’Acquirente Unico-  è stato rafforzato in numero di operatori, per poter far fronte all’atteso incremento di richieste di informazioni.

mercoledì 20 agosto 2014

Il gran navilio, di Galileo Galilei

Ecco il testo originale dell'esperienza del "gran naviglio", riportato nella seconda giornata dei "Dialoghi sopra i due massimi sistemi del mondo", pubblicato nel 1632 da Galileo Galilei.
L'esperimento spiega in maniera chiara e anche piuttosto pittoresca il principio di relatività galileiana.

La prima volta che lo lessi, ai tempi del liceo, ne rimasi colpito per la sistematicità nella descrizione dei dettagli e dei particolari e soprattutto per la linearità e razionalità del ragionamento.

Buona lettura.

Riserratevi con qualche amico nella maggiore stanza che sia sotto coverta di alcun gran navilio, e quivi fate d'aver mosche, farfalle e simili animaletti volanti; siavi anco un gran vaso d'acqua, e dentrovi de' pescetti; sospendasi anco in alto qualche secchiello, che a goccia a goccia vadia versando dell'acqua in un altro vaso di angusta bocca, che sia posto a basso: e stando ferma la nave, osservate diligentemente come quelli animaletti volanti con pari velocità vanno verso tutte le parti della stanza; i pesci si vedranno andar notando indifferentemente per tutti i versi; le stille cadenti entreranno tutte nel vaso sottoposto; e voi, gettando all'amico alcuna cosa, non piú gagliardamente la dovrete gettare verso quella parte che verso questa, quando le lontananze sieno eguali; e saltando voi, come si dice, a piè giunti, eguali spazii passerete verso tutte le parti. 

Osservate che avrete diligentemente tutte queste cose, benché niun dubbio ci sia che mentre il vassello sta fermo non debbano succeder cosí, fate muover la nave con quanta si voglia velocità; ché (pur che il moto sia uniforme e non fluttuante in qua e in là) voi non riconoscerete una minima mutazione in tutti li nominati effetti, né da alcuno di quelli potrete comprender se la nave cammina o pure sta ferma: voi saltando passerete nel tavolato i medesimi spazii che prima, né, perché la nave si muova velocissimamente, farete maggior salti verso la poppa che verso la prua, benché, nel tempo che voi state in aria, il tavolato sottopostovi scorra verso la parte contraria al vostro salto; e gettando alcuna cosa al compagno, non con piú forza bisognerà tirarla, per arrivarlo, se egli sarà verso la prua e voi verso poppa, che se voi fuste situati per l'opposito; le gocciole cadranno come prima nel vaso inferiore, senza caderne pur una verso poppa, benché, mentre la gocciola è per aria, la nave scorra molti palmi; i pesci nella lor acqua non con piú fatica noteranno verso la precedente che verso la sussequente parte del vaso, ma con pari agevolezza verranno al cibo posto su qualsivoglia luogo dell'orlo del vaso; e finalmente le farfalle e le mosche continueranno i lor voli indifferentemente verso tutte le parti, né mai accaderà che si riduchino verso la parete che riguarda la poppa, quasi che fussero stracche in tener dietro al veloce corso della nave, dalla quale per lungo tempo, trattenendosi per aria, saranno state separate; e se abbruciando alcuna lagrima d'incenso si farà un poco di fumo, vedrassi ascender in alto ed a guisa di nugoletta trattenervisi, e indifferentemente muoversi non piú verso questa che quella parte.

sabato 2 agosto 2014

La sconfitta morale di Israele ci perseguiterà per anni - Amira Haas

Dopo Gideon Levy, oggi è la volta di Amira Haas, giornalista israeliana che vive a Ramallah, in Cisgiordania, e scrive per il quotidiano Ha'aretz.
L'articolo è tratto da Internazionale, dove lei ha una rubrica.

Buona lettura.

Se la vittoria si misura con il numero dei morti, allora Israele e il suo esercito hanno stravinto. Dal momento in cui scrivo queste parole (il 26 luglio) al momento in cui voi le leggerete i morti saranno più mille (di cui il 79-80 per cento civili).

Di quanto aumenterà il conto? Dieci morti? Diciotto morti? Altre tre donne incinte? Altri cinque bambini, con gli occhi socchiusi, la bocca spalancata e i denti da latte sporgenti, con le magliette che grondano sangue mentre i corpi vengono portati via, ammassati su una barella? Se vincere significa costringere l’avversario a caricare i bambini massacrati su un’unica barella (perché le barelle non bastano) allora il capo di stato maggiore Benny Gaz e il ministro della difesa Moshe Ya’alon hanno vinto, e insieme a loro hanno vinto tutti quelli che li ammirano.

Un premio spetta anche alla startup nation, per aver riportato il minor numero possibile di notizie nonostante tutti mezzi d’informazione internazionali disponibili. “Buongiorno, è stata una notte tranquilla”, annunciava allegramente la radio dell’esercito il 24 luglio. Il giorno prima le forze di difesa israeliane avevano ucciso 80 palestinesi, di cui 64 civili, inclusi 15 bambini e cinque donne. Almeno trenta persone erano state ammazzate durante la stessa “notte tranquilla” di cui parlava l’esercito. Sono morti a causa delle schegge, delle bombe e delle pallottole israeliane (per non parlare del numero di feriti e di case distrutte).

Se la vittoria si misura con il numero di famiglie spazzate via nel giro di due settimane (con tutte le combinazioni possibili tra genitori, figli, nonni, nuore, generi, nipoti, cognati) allora Israele ha vinto nettamente. Ecco alcuni cognomi: Al Najjar, Karaw’a, Abu-Jam’e, Ghannem, Qannan, Hamad, Al Salim, Al Astal, Al Hallaq, Sheikh Khalil, Al Kilani. In queste famiglie i pochi sopravvissuti ai bombardamenti delle ultime due settimane si ritrovano a provare invidia per i morti.

E non possiamo dimenticare una corona d’alloro per i nostri esperti legali, senza i quali l’Idf non muove un dito. Grazie a loro far saltare in aria una casa (vuota o piena) è un atto facilmente giustificabile. Basta sostenere che uno dei componenti della famiglia è un bersaglio legittimo (un esponente di Hamas, un soldato, un politico di qualsiasi tipo, un membro della famiglia o soltanto un ospite). “Se tutto questo è legale secondo il diritto internazionale”, mi ha confessato un diplomatico sbalordito per il sostegno accordato dal suo paese a Israele, “allora significa che c’è qualcosa di sbagliato nel diritto internazionale”.

Un altro bouquet di fiori va ai nostri consulenti, laureati delle più esclusive facoltà di diritto di Israele e degli Stati Uniti (e forse anche del Regno Unito). Sono loro a consigliare all’Idf di sparare sulle squadre di soccorso per impedirgli di aiutare i feriti. Nelle ultime due settimane sono stati uccisi sette componenti delle squadre di soccorso, due soltanto il 25 luglio. Altri 16 sono stati feriti, e il conto non include i casi in cui gli attacchi dell’Idf hanno impedito ai soccorritori di arrivare in macchina sul luogo di un disastro.

Qualcuno di voi ripeterà la litania dell’esercito, secondo cui “i terroristi si nascondono nelle ambulanze”. Certo, perché i palestinesi non vogliono salvare i feriti, non vogliono evitare che muoiano dissanguati in mezzo alle macerie. È questo che pensate, vero? Siete davvero convinti che i nostri infallibili servizi d’intelligence (che da anni ignoravano l’esistenza della rete di tunnel sotterranei) potessero sapere in tempo reale che in ogni ambulanza colpita o bloccata dall’Idf si nascondevano palestinesi armati? Perché è lecito far saltare in aria un intero quartiere per salvare un soldato israeliano ferito ma non si può fare nulla per salvare un anziano palestinese intrappolato tra le macerie? Perché è proibito salvare un uomo armato, o più precisamente un combattente palestinese, che è stato ferito mentre cercava di respingere un esercito invasore?

Se la vittoria si misura con la capacità di provocare un trauma devastante (e non per la prima volta) a 1,8 milioni di persone che aspettano solo la morte, allora la vittoria è vostra.

Questi trionfi alimentano la nostra implosione morale, la sconfitta etica di una società che non intende guardarsi allo specchio, che si lamenta per il ritardo di un volo e nel frattempo si considera composta da uomini illuminati. Una società che piange i suoi 40 soldati morti ma allo stesso tempo è insensibile alla sofferenza e al coraggio del popolo che sta attaccando. Una società che non capisce fino a che punto le forze in campo sono squilibrate.

“Nella sofferenza e nella morte”, mi ha scritto un amico da Gaza, “ci sono grandi manifestazioni di tenerezza e bontà. Le persone si aiutano a vicenda, si consolano. I bambini cercano di aiutare i genitori come meglio possono. Ho visto molti bambini non più grandi di 10 anni abbracciare i fratelli più piccoli per cercare di distrarli dall’orrore. Così giovani, ma già responsabili per qualcun altro. Non ho incontrato un solo bambino che non abbia perso qualcuno. Un genitore, un nonno, una zia, un amico o un vicino. Se Hamas è emerso dalla generazione della prima intifada, quando i giovani che lanciavano pietre ricevevano in cambio pallottole, cosa nascerà dalla generazione che negli ultimi sette anni è stata brutalmente e sistematicamente massacrata?”.

La nostra sconfitta morale ci perseguiterà per molti anni.

(Traduzione di Andrea Sparacino)