giovedì 21 gennaio 2016

Legge “Collegato ambientale”: non solo acqua e mozziconi di sigaretta...

Il 18 gennaio 2016 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale un’importante legge riguardante molti temi ambientali: "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali", meglio nota come “Collegato ambientale”.

Molti di voi saranno subito interessati al tema dell’acqua: in questo provvedimento si stabilisce, infatti, la Tariffa sociale del servizio idrico integrato (cioè una tariffa idrica per utenti in condizioni di disagio economico) e si affronta il tema della morosità degli utenti. Questi temi sono agli artt. 60 e 61, quindi andiamo con ordine, e vediamo in sintesi tutti i principali contenuti di questa legge.

L'articolo 1 interviene in materia di responsabilità per danni all'ambiente marino causati dalle navi e dagli impianti, nel caso di avarie o incidenti, anche prevedendo che il proprietario del carico si munisca di una polizza assicurativa a copertura integrale dei rischi anche potenziali. L'articolo 2 riguarda la destinazione delle somme corrispondenti all'incremento delle royalty annualmente versate per la concessione di coltivazione di idrocarburi in mare. L'articolo 5 destina 35 milioni di euro per un programma sperimentale nazionale di mobilità sostenibile casa-scuola e casa-lavoro nell'ambito dei progetti a cui destinare i proventi - di competenza Minambiente - delle aste CO2. In particolare, si propone l’istituzione della figura del “mobility manager” negli istituti di ogni ordine e grado.

All'articolo 8 del collegato ambientale invece si interviene sulle procedure delle autorizzazioni ambientali riguardanti lo scarico in mare di acque derivanti da attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi o gassosi in mare.
Ancora, all'articolo 12 l'eliminazione del tetto dei 20 MW per i Seu e il rilascio dei certificati bianchi ai sistemi di autoproduzione di elettricità con ciclo Orc (Organic Rankine Cycle) alimentati dal recupero di calore prodotto da cicli industriali e da processi di combustione. L'articolo 13 amplia l'elenco dei sottoprodotti di origine biologica utilizzabili negli impianti per la generazione a biomasse e biogas ai fini dell'accesso agli incentivi.
All’art. 21 si istituisce lo “Schema nazionale volontario per la valutazione e la comunicazione dell'impronta ambientale” dei prodotti.

L’art. 40 prevede il divieto di abbandono nell’ambiente di mozziconi di sigaretta e altri piccoli rifiuti come scontrini, fazzoletti e gomme da masticare (ma non era vietato già prima??) con multe che possono andare da 30 a 300 euro. Ovviamente tra il dire e il fare…

All’art. 56 è previsto un credito d’imposta del 50% delle spese che le aziende sosterranno per eseguire interventi di bonifica su immobili e strutture contenenti amianto.

Interessanti sono anche i provvedimenti contenuti nella parte VII “Disposizioni per garantire l’accesso universale all’acqua”. Vediamo le principali.

Con l’art 58 è istituito presso la Cassa conguaglio per il settore elettrico un Fondo di garanzia per gli interventi finalizzati al potenziamento delle infrastrutture idriche, ivi comprese le reti di fognatura e depurazione, in tutto il territorio nazionale, e a garantire un'adeguata tutela della risorsa idrica e dell'ambiente secondo le prescrizioni dell'Unione europea. Il Fondo è alimentato tramite una specifica componente della tariffa del servizio idrico integrato, da indicare separatamente in bolletta, determinata dall'Autorita' per l'energia elettrica, il gas e il sistema idrico.

L’art. 60 prevede la Tariffa sociale del servizio idrico integrato: l'Autorità, al fine di garantire l'accesso universale all'acqua, assicura agli utenti domestici del servizio idrico integrato in condizioni economico-sociali disagiate l'accesso, a condizioni agevolate, alla fornitura della quantità di acqua necessaria per il soddisfacimento dei bisogni fondamentali, sulla base dei principi e dei criteri individuati con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e con il Ministro dell'economia e delle finanze.

All’art.61 si affronta il tema della morosità nel servizio idrico: l’Autorità, di concerto con i Ministeri, emanerà delle direttive per il contenimento della morosità degli utenti, assicurando che sia salvaguardata, tenuto conto dell'equilibrio economico e finanziario dei gestori, la copertura dei costi efficienti di esercizio e investimento e garantendo il quantitativo minimo vitale di acqua necessario al soddisfacimento dei bisogni fondamentali di fornitura per gli utenti morosi. L’Autorità è altresì comunque incaricata di definire le procedure per la gestione della morosità e per la sospensione della forniture, che non potranno più quindi essere definite autonomamente dalle aziende che operano negli ATO.

giovedì 17 dicembre 2015

Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici: bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?

Il 12 dicembre si è conclusa a Parigi la 21° Conferenza delle Parti (COP21) sui cambiamenti climatici. Dopo giorni di trattative, è stato finalizzato un documento condiviso da tutti i 195 Paesi presenti a Parigi. L’accordo è stato presentato come un passo storico per tutta l’umanità, un passo decisivo per il futuro del nostro pianeta.

Dal mio modesto punto di vista, l’accordo presenta luci e ombre, un po’ come affermato, in maniera estrema, da George Monbiot sul Guardian: “By comparison to what it could have been, it’s a miracle, by comparison to what it should have been, it’s a disaster”.

In generale, comunque, mi sento tra coloro i quali vedono il bicchiere mezzo pieno. Vediamo più in dettaglio alcuni aspetti, positivi e negativi (sempre dal mio modesto punto di vista).

Partiamo dagli aspetti positivi: per la prima volta, praticamente tutti i Paesi della Terra (anche quelli in via di sviluppo), hanno condiviso l’obiettivo di limitare l’innalzamento della temperatura media globale al 2100 “ben al di sotto” di 2°C, impegnandosi per non andare oltre 1,5°C. In effetti, già il solo fatto che tale obiettivo sia stato condiviso da tutti, è un buon segnale che fa ben sperare. Tale obiettivo è stato portato avanti in particolare da una High ambition coalition, costituita dai paesi più minacciati dagli effetti dei cambiamenti climatici, dall’Unione Europea e, finalmente, anche dagli USA.

Un altro aspetto positivo è che dal 2020 i Paesi firmatari dovranno obbligatoriamente aggiornare i propri impegni nazionali di riduzione ogni 5 anni, e le modifiche potranno essere fatte solo al rialzo, cioè migliorando il livello di ambizione. A partire già dal 2018 e poi ogni 5 anni, inoltre, i Paesi dovranno riferire riguardo ai progressi fatti per raggiungere i propri obiettivi.

Passiamo ora agli aspetti che, a mio parere, non sono “completamente positivi”: nel documento non si cita mai in maniera diretta il concetto di carbon pricing, inteso come carbon tax, ma si parla però della possibilità per i Paesi di collaborare con meccanismi di mercato (e non). Questo è un riferimento a meccanismi simili al sistema ETS implementato in Europa per lo scambio di permessi di emissione, con modello cap and trade. Tale sistema non ha funzionato granchè, poiché per varie ragioni il prezzo della CO2 è a livelli bassissimi (circa 7 €/ton) non dando così un segnale di prezzo efficace per investire in tecnologie e processi a basso contenuto di carbonio. Inoltre, col sistema europeo ETS, in effetti, si è alimentato un processo di delocalizzazione delle attività industriali senza dare alcuno stimolo ai paesi emergenti ed in via di sviluppo nel processo di decarbonizzazione delle loro economie. E’ ormai chiaro che è indispensabile fissare un sistema di “carbon pricing” coerente con le regole del WTO che faccia pesare in modo uniforme a livello globale il contenuto di emissioni gas serra dei prodotti che circolano nei mercati internazionali. In un mondo con economie globalizzate, per un determinato Paese, l’unico modo per intercettare correttamente la CO2 relativa alla produzione/consumo del bene è quella di tassare il consumo del bene, visto che, come si è visto, la produzione può tranquillamente avvenire al di fuori del Paese stesso, eludendo quindi la tassazione sulla produzione. Ma in un periodo di stagnazione dei consumi come quello odierno (per noi europei), la tassazione sui consumi suona forse più come un’eresia che una vera proposta politica.
Tutto il testo dell’accordo è informato dal concetto di differenziazione degli impegni, ovvero il fatto che i Paesi in via di sviluppo possono impiegare tempi maggiori per raggiungere il picco di emissioni e hanno obblighi minori riguardo al reporting dei progressi conseguiti. Questo aspetto, seppur corretto in una certa misura poiché tali Paesi hanno il diritto di procedere nel loro sviluppo, potrebbe rivelarsi uno dei più grossi ostacoli al raggiungimento degli obiettivi di contenimento del riscaldamento: tra i Paesi in via di sviluppo ci sono infatti alcuni tra i maggiori emettitori di CO2 al mondo, come Cina e India.

Passiamo infine agli aspetti negativi: salta subito all’occhio che nell’accordo non ci sono percorsi e obiettivi quantitativi definiti di riduzione delle emissioni di CO2, ma si parla di raggiungere il picco delle emissioni “al più presto possibile” considerando la differenziazione per paesi, e raggiungere un equilibrio tra emissioni e assorbimento/rimozione di CO2 nella seconda metà del secolo (cioè tra il 2051 e il 2099), cioè la c.d. “Carbon neutrality”.
Inoltre ogni Paese può fissare i propri obiettivi di riduzione liberamente e senza una struttura standard che li renda facilmente confrontabili tra Paesi diversi. L’accounting delle riduzioni conseguite potrà essere fatto con metodologia a scelta del Paese poichè la metodologia di calcolo elaborata dalla Convenzione è facoltativa.
Infine, non sono previsti meccanismi “sanzionatori” per chi non raggiunge gli obiettivi prefissati. Quindi l’impegno di ogni singolo Paese sarà meramente volontario e non vincolante.

Rispetto a Copenaghen nel 2009, stavolta l’invio degli impegni da parte dei Paesi prima dell’inizio della Conferenza, l’assenza di meccanismi sanzionatori ed il principio di differenziazione sono stati elementi chiave per raggiungere un accordo.
In conclusione (considerando che questo appuntamento di Parigi era “too big to fail”) l’accordo è un buon punto di partenza che si spera sarà seguito da azioni coerenti, trasparenti, verificabili e che ognuno faccia veramente la propria parte.


Sull’obiettivo dei 2°/1,5°, si potrebbe aprire un’altra discussione, anche alla luce di un recente articolo apparso su Nature, di cui, per concludere, condivido la frase finale: “we need to agree how to start, not where to end mitigation”.

venerdì 30 ottobre 2015

Raggiunto nel 2014 l’obiettivo nazionale del 45% di raccolta differenziata

È stato presentato il nuovo Rapporto ISPRA sui Rifiuti Urbani, in cui si evidenzia il raggiungimento dell’obiettivo nazionale del 45% di RD, ricordando però che questo era un obiettivo europeo da raggiungere teoricamente entro il 2008. È comunque una buona notizia, come il anche il 14% in meno di rifiuti urbani smaltiti in discarica.

Disponibile, e aggiornata al 2014, la raccolta completa di open data sulla produzione e gestione dei rifiuti urbani nazionali a livello comunale. Per sapere quanti rifiuti produce il proprio comune o se li differenzia, basta collegarsi alla piattaforma  http://www.catasto-rifiuti.isprambiente.it e selezionare il proprio tra gli oltre 8000 comuni italiani. Il valore aggiunto di questa nuova banca dati è il raggiungimento del massimo livello di disaggregazione, che va dal singolo comune al dato nazionale (meno del 4% sono aggregati per comunità montana). Le informazioni sono suddivise anche per frazione merceologica (carta, legno, plastica, rifiuti elettronici ecc.) e la copertura temporale  parte  dall’anno  2010.  Tali  informazioni  sono  acquisite,  elaborate  e  pubblicate dall’ISPRA grazie al contributo delle sezioni regionali del Catasto e, in generale, di tutti i soggetti pubblici  detentori  dell'informazione,  nonché  attraverso  il  Modello  Unico  di  Dichiarazione ambientale (MUD).

Questi dati su produzione e raccolta differenziata si uniscono a quelli contenuti nel Rapporto Rifiuti Urbani dell’ISPRA, presentato a Roma presso il Ministero dell’Ambiente. Tra le tante informazioni  contenute  nel  report,  anche  i  dati  relativi  alla  gestione  dei  rifiuti  urbani  e,  in particolare, al compostaggio, alla digestione anaerobica, al trattamento meccanico biologico, all’incenerimento, allo smaltimento in discarica ed all’import/export.

La produzione dei rifiuti urbani cresce, nel 2014, di un +0,3% rispetto al 2013, parallelamente all’aumento dei consumi delle famiglie e dopo un triennio in cui si era osservata una riduzione complessiva di circa 2,9 milioni di tonnellate (-8,9%). 

Pur con 6 anni di ritardo, l’Italia ha raggiunto nel 2014 l’obiettivo del 45,2% di raccolta differenziata (13,4 milioni di tonnellate), segnando un aumento del 3% rispetto al 2013. È Confermato  il  primato  del  Nord,  ma  i  dati  mostrano  una  riduzione  del  divario  fra  le  tre macroaree del Paese: infatti, rispetto ai dati del 2013, la crescita maggiore si rileva per le regioni del Centro Italia con un aumento percentuale, tra il 2013 e il 2014, pari all’11,7% (+283 mila tonnellate); al Sud la crescita è del 7,5% (+203 mila tonnellate) mentre al Nord del 5,6% (+412 mila tonnellate).

Ben 14 province, nel 2014, presentano livelli di raccolta al di sopra del target del 65%. 11 sono localizzate nel Nord Italia, 1 nel Centro, e 2 nel Sud. I livelli più elevati di raccolta differenziata si rilevano per la provincia di Treviso, che nel 2014 supera l’80% (81,9%), e per quella di Pordenone, con il 76,8%. I più bassi livelli di raccolta differenziata, inferiori al 10%, si osservano, invece, per le province siciliane di Enna (6,1%), Palermo, Siracusa (entrambe al 7,8%) e Messina (8,4%). Si ricorda però che questi sono dati aggiornati al 2014: riguardo alla provincia di Enna, nel comune di Piazza Armerina la situazione nel 2015 è estremamente migliorata, raggiungendo una RD di oltre il 50%.

Parallelamente alla raccolta differenziata aumenta la percentuale di rifiuti riciclati. Si ricorda che la direttiva 2008/98/CE prevede un target del 50% da conseguire entro il 2020.
Nel 2014, la percentuale di preparazione per il riutilizzo e riciclaggio risulta pari a 45,2% con un aumento di 3,4 punti percentuali rispetto al 2013.

L’analisi dei dati sulla gestione dei rifiuti evidenzia che lo smaltimento in discarica interessa ancora il 31% dei rifiuti urbani prodotti, tuttavia, il riciclaggio delle diverse frazioni provenienti dalla raccolta differenziata o dagli impianti di trattamento meccanico biologico dei rifiuti urbani raggiunge, nel suo insieme, il 42% della produzione: più del 16% è costituito dal recupero di materia della frazione organica da RD (umido+verde) e oltre il 25% dal recupero delle altre frazioni merceologiche. Il 17% dei rifiuti urbani prodotti è incenerito, mentre circa il 2% viene inviato ad impianti  produttivi,  quali  i  cementifici,  per  essere  utilizzato  come  combustibile  per  produrre energia; l’1% viene utilizzato, dopo adeguato trattamento, per la ricopertura delle discariche, il 2%, costituito da rifiuti derivanti dagli impianti TMB, viene inviato a ulteriori trattamenti quali la raffinazione per la produzione di CSS o la biostabilizzazione, e l’1% è esportato (321 mila tonnellate).  Il 56,6% dei rifiuti esportati (182 mila tonnellate) viene avviato a recupero di energia, il 41,6% è recuperato sotto forma di materia (134 mila tonnellate) e solo l’1,9% (6 mila tonnellate) è sottoposto ad operazioni di smaltimento.
La percentuale di rifiuti sottoposti a trattamento prima dello smaltimento in discarica passa dal 58% del 2013 a circa il 70% del 2014; nel caso dell’incenerimento, circa il 50% dei rifiuti trattati nel 2014 è costituito da Combustibile Solido Secondario (CSS) o frazione secca.

Riguardo ai costi, nel 2014, il costo medio annuo pro capite di gestione del servizio risulta di 165,09 euro/abitante per anno, di cui 60,41 euro per la gestione dei rifiuti indifferenziati, 44,79 euro per la gestione delle raccolte differenziate, 22,39 euro per lo spazzamento stradale. Le medie dei costi sono differenti da regione a regione. A livello di macroarea geografica risultano di
148,28 euro al Nord, 208,94 euro al Centro e 165,21 euro al Sud.
Il costo unitario nazionale medio per kg di rifiuto risulta, invece, di 0,23 euro/kg per la gestione dei rifiuti indifferenziati e di 0,19 euro/kg per la gestione delle raccolte differenziate. A livello di area geografica, il costo per kg di gestione dei rifiuti indifferenziati è di 0,22 euro al Nord e al Centro e di 0,25 euro al Sud, mentre il costo di gestione dei rifiuti differenziati è di 0,15 euro al Nord, 0,22 euro al Centro e 0,26 euro al Sud.
Quindi, secondo i dati al 2014, al SUD il costo unitario per la gestione delle raccolte differenziate risulta ancora leggermente superiore al costo per la gestione dell’indifferenziato.
Se a tali costi si aggiungono i costi generali del servizio, il costo medio di gestione di 1 kg di rifiuto risulta di 0,33 euro/kg (0,30 euro al Nord, 0,37 euro al Centro e al Sud).
Estrapolando i dati dei costi unitari per abitante, si può stimare per il 2014 un costo complessivo nazionale di gestione dei servizi di igiene urbana di 10 miliardi di euro, di cui 3,8 miliardi per la gestione dei rifiuti indifferenziati, 2,7 miliardi  per le raccolte differenziate e 1,4 miliardi per lo spazzamento stradale.

domenica 6 settembre 2015

Il verbo Potere - discorso del Generale dalla Chiesa

1 maggio 1982, Il Generale Carlo Alberto dalla Chiesa, Prefetto di Palermo, incontra i Maestri del Lavoro a Palermo il giorno dopo l’assassinio di Pio La Torre.
La parte centrale del discorso, quella sul "potere", mi fa semplicemente venire i brividi.

Buona lettura. 


Signori, come titolare dell'organizzazione di questa manifestazione e non come padrone di casa, perche' il padrone di casa e' la Camera di Commercio, avrei dovuto parlare per primo per dare non solo il benvenuto ma anche l'augurio per una festa, per una manifestazione di gioia; parlo per ultimo perche' avrebbe dovuto essere tra noi il rappresentante del Governo nella persona dell'On. Mannino che, all'ultimo momento, non ha potuto venire. Parlare per ultimo non significa parlare meglio perche' molto bene hanno parlato tutti coloro che mi hanno preceduto e, per ultimo, il rappresentante della Regione, che, con tanta semplicita', con tanta vibratilita', ha detto quello che e' nell'animo di tutti noi. Avrei voluto che questa manifestazione, la prima alla quale nella mia veste nuova vado partecipando, significasse, veramente e soltanto, gioia; gioia per chi ha raggiunto un traguardo fatto di sacrifici, di rinunzie e di lavoro.
Purtroppo dobbiamo avvertire, e cogliere, e sottolineare questa atmosfera che certamente ci rende consapevoli della gravita', del gravissimo episodio che, come episodio, turba, ma, come episodio inquadrato in qualcosa di più vasto, deve scuoterci, deve renderci veramente coscienti che dobbiamo stare uniti e insieme, tutti. Se e' vero che esiste un potere, questo potere è solo quello dello Stato, delle sue istituzioni e delle sue leggi; non possiamo oltre delegare questo potere ne' ai prevaricatori, ne' ai prepotenti, ne' ai disonesti. 

Potere puo' essere un sostantivo nel nostro vocabolario ma e' anche un verbo, un verbo al quale ho sentito attingere sia dal Cavaliere del Lavoro Spadafora, sia dal Presidente dei Maestri, sia da tutti.
Potere; l'ho sentito questo verbo. Ebbene, io l'ho colto e lo voglio sottolineare in tutte le sue espressioni o almeno quelle che cosi' estemporaneamente mi vengono in mente: poter convivere, poter essere sereni, poter guardare in faccia l'interlocutore senza abbassare gli occhi, poter ridere, poter parlare, poter sentire, poter guardare in viso i nostri figli e i figli dei nostri figli senza avere la sensazione di doverci rimproverare qualcosa, poter guardare ai giovani per trasmettere loro una vita fatta di sacrifici, di rinunzie, ma di pulizia, poter sentirci tutti uniti in una convivenza, in una società che e' fatta, e' fatta di tante belle cose, ma soprattutto del lavoro, del lavoro di tanti, operai, impiegati, dirigenti, che qui oggi assommano in numero in sessanta, ma che rappresentano tutta la Sicilia, rappresentano non solo la città di Palermo, non solo questa capitale bellissima dell'isola, ma rappresentano gli angoli piu' remoti di questa Sicilia, che vuole essere buona, che vuole essere sana, che vuole essere difesa, vuole progredire, non può restare vittima di chi prevarica, di chi attraverso il potere lucra.
E occorre che tutti, gomito a gomito, ci sentiamo uniti, perche' anche chi e' animato da entusiasmo, anche chi crede, come crede colui che in questo momento vi sta parlando, ha bisogno di essere sostenuto, di essere aiutato, di sentire di vivere in mezzo a chi crede perché, tutti credendo, possiamo raggiungere la meta che auspichiamo: la tranquillita', la serenita'.

Ma non voglio dimenticare i festeggiati perche' e' da loro, dalla loro lunga parentesi di vita, dai 25 ai 40 anni, so che saranno premiati, e so cosa significano anche i 40 anni perché sono lunghi da passare, sono fatti di tormenti, di ansie, di preoccupazioni, anche di gioie e di soddisfazioni sempre piu' rare che non le prime. Ma alla fine esiste un patrimonio da trasmettere, quel patrimonio che e' fatto di sacrificio, che e' fatto di rinunzie, di tormenti, ma e' fatto anche di qualcosa che si e' costruito per gli altri, che si e' donato, che deve essere trasmesso, e che deve essere recepito nella veste migliore.
Io dico grazie, a nome del Governo, a questi bravi Maestri del Lavoro, a quelli che li hanno preceduti, a quelli che li seguiranno, perche' sul loro esempio, sul loro donare senza chiedere, sul loro procedere senza avanzare né iattanza né ribalta, noi sappiamo di poter contare su una convivenza davvero fattiva, ma anche producente di quei valori morali di cui qua oggi si e' discorso.
Non vado avanti, vi dico bravi e vi invito a credere.

venerdì 4 settembre 2015

Accogliere - di Giovanni de Mauro

Articolo di Giovanni De Mauro, sull'Internazionale.
Storie che restituiscono un senso all'idea di Europa.

Buona lettura.

Padre Efstratios Dimou è un prete ortodosso di 57 anni. Tutti lo chiamano Papa Stratis. Vive nel villaggio di Kalloni, sull’isola di Lesbo, in Grecia. “Ogni giorno arrivano tra le cento e le duecento persone”. Rifugiati che hanno bisogno di aiuto. Papa Stratis, insieme a un gruppo di volontari, gli dà pane, acqua, latte, scarpe, vestiti, coperte, lenzuola. 

Dominique Mégard ha 66 anni. È un informatico in pensione e vive nel nord della Francia. Va tutti i giorni nell’accampamento di Calais con un paio di generatori elettrici, così i migranti che vivono lì possono ricaricare i loro telefoni e restare in contatto con le famiglie.

Sarah Morpurgo coordina a Londra The bike project, un gruppo di meccanici che ripara vecchie biciclette per i rifugiati che arrivano nella capitale britannica. 

Angelique e Onno Bos erano in vacanza a Lesbo con i quattro figli. La sera prima di tornare a casa, in Olanda, hanno deciso di cancellare il volo per restare ad aiutare i rifugiati che per tutta l’estate sono sbarcati sull’isola. 

Jaz O’Hara ha 25 anni e fa su e giù tra il Kent, dove vive, e Calais, in Francia. Porta gli aiuti che raccoglie tra i suoi amici su Facebook.

Food not bombs è un gruppo di volontari che preparano da mangiare per le famiglie di migranti che arrivano a Budapest: cucinano con gli ingredienti donati dai mercati della città. 

Szeged è una città nel sud dell’Ungheria, al confine con Serbia e Romania. Decine di abitanti si sono organizzati per dare assistenza legale ai rifugiati di passaggio. Il gruppo si chiama MigSzol Szeged.

Da mesi decine di volontari si danno il cambio per preparare da mangiare al Baobab di Roma, l’unico centro d’accoglienza in Europa gestito dagli stessi migranti. 

Mareike Geiling e il suo fidanzato, Jonas Kakoschke, vivono a Berlino. Hanno lanciato un sito, Flüchtlinge willkommen, per mettere in contattoi migranti con i berlinesi che vogliono ospitarli. Più di settecento persone hanno già deciso di aprire le loro case. Fethullah Üzümcüoğlu ha 24 anni, 

Esra Polat ne ha 20. Si sono appena sposati e hanno deciso di usare tutti i soldi della lista di nozze per dare da mangiare ai rifugiati siriani di passaggio nella loro città, Kilis, nel sud della Turchia, al confine con la Siria. Nelle foto del loro matrimonio li si vede ancora vestiti a festa mentre servono da mangiare a una fila di persone. Quattromila in un pomeriggio.

In tutta Europa si moltiplicano le storie di comuni cittadini che decidono di accogliere i migranti e di aiutarli, di organizzarsi per fare quello che politici e governi dovrebbero fare ma non fanno. Sono storie che non finiscono in prima pagina e non aprono i telegiornali, ma restituiscono un senso all’idea di Europa.

giovedì 30 luglio 2015

"Io Ricordo" i morti di mafia.

Questi giorni di luglio, per un siciliano che ha un po' di memoria del passato, sono segnati anche da tanti anniversari di morti da non dimenticare: Paolo Borsellino, Boris Giuliano e Rita Atria, ad esempio.
Rita si è ammazzata il 26 luglio '92, una settimana dopo l'uccisione di Borsellino. Aveva 18 anni.
Qui sul blog ho pubblicato il suo fortissimo tema di maturità, scritto quello stesso anno, dopo l'uccisione di Falcone.

Oggi, ho trovato alcuni video che meritano veramente di essere visti.
Il primo è il trailer di "Io Ricordo" un lungometraggio di Ruggero Gabbai dove i genitori, fratelli e sorelle, gli orfani delle vittime di mafia, con un linguaggio semplicemente vero e commovente, mettono a nudo la dignità del proprio dolore e raccontano chi erano le persone che la mafia ha ucciso.



Il secondo video è una serie di spot riguardanti la campagna "ritroviamo l'onore" contro il pizzo in Sicilia. Purtroppo non sono stati trasmessi in televisione.


Sono orgoglioso di essere siciliano.
Odio la retorica e le frasi fatte, soprattutto su temi come questo, quindi non scrivo nient'altro.

venerdì 29 maggio 2015

Buonisti un cazzo

Questo articolo è di Alessandro Gilioli (l'Espresso).
La "cesura" tra cultura ed etnia che viene spiegata è realmente chiarificatoria ed utile, soprattutto per chi in contesti simili ci vive, e, a volte, non sa più cosa pensare. Ecco, in quei momenti, arriva il Salvini di turno che ti dà la risposta più rapida, più semplice, più pericolosa.
Oppure cerchi di non arrenderti al facile odio etnico, e questo articolo di Gilioli, secondo me, aiuta a continuare ad avere la "bussola etico-sociale" su come pensarla.
Per questo tentativo di non arrendersi al puro "odio tecnico", ci si può anche sentir dire buonisti, di tanto in tanto. Ecco, se vi capita, rispondete semplicemente con il titolo di questo articolo.

Buona lettura.

Questa mattina i bambini rom della baraccopoli sotto l'ospedale San Filippo Neri, a Roma, non sono andati a scuola: le famiglie avevano paura che venissero picchiati o che qualche genitore impedisse il loro ingresso in classe. In quanto rom.

Stiamo attenti, state attenti, perché quello che sta succedendo è la proiezione su un'etnia (attenzione: in quanto etnia, cioè con quei tratti e quella lingua) del comportamento criminale di altri membri dell'etnia stessa. Esattamente come se negli Stati Uniti, negli anni Trenta, i bambini figli d'italiani non fossero andati a scuola - in quanto italiani -  temendo ritorsioni per una strage compiuta dalla mafia siciliana.

Stiamo attenti, state attenti, perché la cesura è sottile ma decisiva. Ed è la cesura tra cultura (cioè usi, abitudini diffuse, codici comportamentali che si tramandano in famiglia) e appartenenza etnica, cromosomica, genetica. Il passaggio, ripeto, sembra una sciocchezza ma è dirimente ed è già avvenuto. Non solo nella peggiore destra rancida (Salvini, Libero, il Tempo) ma un po' anche a sinistra, laddove si identifica come «problema» un'etnia (un'intera etnia!), e non le abitudini comportamentali e subculturali che in quell'etnia si sono tramandate, che ovviamente  non hanno nulla di etnico e di genetico, ma sono appunto comportamentali e subculturali: pertanto si possono gradualmente estinguere solo con una contaminazione culturale, non con la criminalizzazione di un'etnia («i Rom sono la feccia della società», onorevole Gianluca Buonanno), né con la identificazione di un'etnia come problema.

Stiamo attenti, state attenti, perché il superamento più o meno consapevole e ragionato di questa membrana logica - cioè la confusione tra etnia e comportamenti culturali - non è che porta alla spartizione del campo tra leghisti e buonisti, tra legalitari e permissivisti, tra destra e sinistra. Proprio no. Porta, semplicemente, alla guerra interetnica sotto casa. Oggi con gli zingari, domani con altre minoranze. Che non gradiranno l'idea di non poter mandare il bambino a scuola perché qualcuno della loro stessa etnia ha commesso un reato. E si organizzeranno di conseguenza.

D'altro canto si sa da settant'anni che la rivolta del ghetto di Varsavia è l'unica risposta ragionevole al razzismo. E che ha avuto l'unico difetto di avvenire troppo tardi. Con i razzisti, buonisti un cazzo.