giovedì 23 agosto 2018

"Fragile, Reverendo nel West": intervista all'autore Giovanni Mattia


Dopo più di un anno, torno a scrivere sulle pagine del mio blog. 
L'occasione mi è stata data dalla pubblicazione del romanzo "Fragile, Reverendo nel West" che ha scritto il mio vecchio amico Giovanni Mattia.
Dopo aver letto il libro, ho pensato di fare un'intervista a Giovanni, visto che non capita tutti i giorni di avere "a portata di penna" l'autore del libro appena letto.
Come sempre...buona lettura!

  • Ciao Giovanni, innanzitutto ti chiedo: perché scrivi?
Ciao Marco, questa è una bella domanda. È successo per caso. Ad un certo punto, qualcosa è nato dentro di me: avevo un mondo tutto nuovo che aveva bisogno di esprimersi e ha cercato ogni mezzo per farlo, fino al momento in cui ho iniziato a scrivere.

  • Hai da poco pubblicato un romanzo western, dal titolo “Fragile, Reverendo nel West”. La scelta del genere Western può apparire singolare, e perfino non molto popolare, quindi perché un Western?
Perché il Far West è un mondo che è solo in apparenza così lontano. Quanti di noi hanno sognato di esplorare nuove terre? La segregazione subita dai nativi americani non rimanda a qualcosa di simile che avviene oggi? E il modo di comunicare così muscolare e poco pensante di quei tempi non ricorda una certa forma di propaganda alla quale assistiamo tutti i giorni? Questi sono solo alcuni dei tanti esempi di vicinanza tra Far West e giorno d’oggi.  

Un ulteriore motivo per cui ho scelto il Western riguarda la possibilità di imporre regole nuove ad un mondo che ha leggi tutte sue. Mi piaceva l’idea di offrire un punto di vista e una chiave di lettura diversa su questo genere molto standardizzato.

  • Perché hai scelto questo nome, Fragile, per il tuo personaggio principale?
La tecnica è del grande Pirandello, cioè prendere dei cognomi che evidenziano alcune caratteristiche dei personaggi. Fragile non è solo il protagonista, ma anche l’umanità del romanzo e l’equilibrio di un mondo al tempo stesso spietato e affascinante.

  • Fragile è un reverendo che improvvisamente sente che la sua città gli sta stretta, e decide quindi di partire verso le lontane terre dell’ovest, per la sua missione di evangelizzazione. Questo evento, che è la causa scatenante di tutto il romanzo, cosa ci racconta di te e della tua vita?
Il mito della Frontiera vive in ognuno di noi. Gli americani storicamente nell’800 ebbero l’esigenza di spingersi oltre, verso le terre selvagge. Come i protagonisti del libro, anche io spesso sento questa voglia di esplorare, conoscere, vivere in posti ai confini del mondo e attraverso “Fragile Reverendo nel West” sono riuscito a soddisfare un po’ della mia fame, per così dire, di terra.

  • Quindi anche tu, come i tuoi personaggi, ti senti stretto a Piazza Armerina e vorresti fuggire?
Un tempo avevo voglia di fuggire dal mio paese. Andare via, partire, viaggiare senza fermarmi. Adesso, invece, ho voglia di vivere un luogo che diventi mio. Fuggire non è più la soluzione.

  • Il romanzo è costellato di personaggi che inizialmente sembrano cattivi, depravati o pericolosi, che poi però spesso si rivelano delle brave persone, e i loro atteggiamenti sono sempre dovuti a qualcosa che hanno vissuto in passato. Cosa ci vuoi dire? Ci sono riferimenti alla tua esperienza di vita? Qualcuno potrebbe addirittura definire “buonista” un punto di vista simile. Cosa risponderesti?
Semplicemente non ho mai amato il manicheismo e il bene e il male senza sfumature. I personaggi del romanzo oscillano quasi tutti tra bene e male: a volte compiono efferatezze e altre invece si riscattano. Willie James, il più fedele scudiero del Reverendo, è emblematico. È un personaggio che sembra bonaccione e pacato, ma invece anche lui ondeggia tra bene e male. Mi piace, infatti, che un uomo non sia soltanto buono o cattivo ma abbia invece una sua complessità.
Più che buonista, il punto di vista del romanzo dà fiducia e possibilità di redenzione ai personaggi “negativi” del romanzo, non lasciando il cattivo nel suo stato originale ma raccontando la sua evoluzione.

  • I western di solito sono caratterizzati da pistoleri e saloon (che non mancano nel tuo romanzo) piuttosto che da preti. Il protagonista del tuo romanzo è invece un reverendo che vuole evangelizzare le masse: perché hai scelto questo tema? Perché la religione?
Considera che l’idea di questo romanzo nasce dal titolo di un film degli anni 70’: “Scusi ma dov’è il West”. Il film descriveva in chiave comica le avventure di un rabbino nel Far West. Da questo nacque l’idea. La religione è soltanto un modo per mettere a soqquadro il Far West e dare risalto alla Fragilità umana. Lo immagini un Reverendo che “All’O.K. Corral” dà ordini a John Wayne? Lo immagineresti Burt Lancaster prostrarsi a un prete cattolico?

Inoltre questo tema mi ha permesso di indagare sulle difficoltà di ogni essere umano di accettare il diverso. Nel Far West un Reverendo era un diverso. La paura del diverso fomenta il nostro odio verso qualcosa che noi non codifichiamo come familiare. Credo che ai nostri tempi abbiamo bisogno di parlare e analizzare la paura del diverso. Io ho provato a raccontare come le leggi del West abbiano individuato in un reverendo un personaggio ostile.

  • Spesso il reverendo dichiara di essere convinto che la potenza del messaggio evangelico può sconfiggere tutto e superare qualsiasi ostacolo, ma a volte sembra dirlo più che altro per cercare di autoconvincersi. Cosa significa? Anche tu hai le stesse convinzioni di Fragile?
Significa che la fede non è un principio statico, bensì un elemento dinamico nella vita di ogni persona. I tentativi di autoconvinzione di Fragile avvengono nei momenti di maggiore difficoltà. Io, a differenza di Fragile, non ho ancora deciso di intraprendere un mio cammino di fede e probabilmente questo punto di vista mi ha permesso di raccontare meglio un personaggio lontano come il reverendo. Enk è un uomo e in quanto uomo non ha una fede incorruttibile, ma ha delle debolezze che in fondo lo rendono ancora più simpatico.

  • Lungo il libro, emerge inoltre la tua predilezione per i personaggi vagabondi, sfaticati, buoni a nulla e perdi-tempo. Quelli che in un certo senso sono “fuori dal sistema” (per scelta propria o altrui). Da dove viene questa tua preferenza nel creare tali personaggi?
Un personaggio fuori sistema funge spesso da narratore. Rappresenta un polo di attrazione sia per chi scrive che per chi legge. Il vagabondo è una figura che mi ha sempre affascinato, soprattutto quando, in passato, volevo fuggire dal mio presente e vivere senza regole.
Quando andando in giro vedevo uomini ridotti all’osso nei bar e rimanere immoti per ore e ore a osservare non si sa che cosa, mi sono chiesto: cosa starà pensando? Perché vive in questo suo strano mondo? Perché si è ridotto così? Ciò mi ha spinto a inserire sfaticati e perdigiorno come personaggi in molti miei scritti o a renderli a protagonisti. Chi è fuori dal sistema nei miei scritti ha subito un danno irreparabile dal sistema stesso, che lo ha spinto a fuggire e cercare altre strade.

  • Se esiste, qual è il messaggio complessivo che vuoi trasmettere con la storia di Fragile?
Il romanzo vuole raccontare, attraverso il Far West, una storia umana. Vuole evidenziare come si possa integrare un uomo considerato diverso in una società meschina e spietata come nel Vecchio West. L’integrazione di Fragile nella California del 1880 è una cosa molto difficile ed è un processo lungo e tortuoso che tocca anime abituate a vivere senza regole. Lo sceriffo stesso è uno sconfitto che si ritira perché non è riuscito a garantire il rispetto delle leggi. Fragile, tuttavia, lo smuove, lo risveglia.
In fondo, il titolo dà un’idea di cosa si possa trovare nel romanzo: può un uomo Fragile essere degno di reverenza nel West? E se poi è considerato un diverso? Nel mondo di oggi riusciamo ad accettare le nostre debolezze e quelle altrui?

  • Capisco. Tu stesso ti senti fragile e indeciso?
Non ogni giorno, altrimenti non vivrei più. Però mi è capitato di passare periodi di grande incertezza. Il senso di precarietà che si vive oggi non si percepiva minimamente alcuni anni fa.

  • Ok, adesso dimmi una canzone, un film e un quadro che si potrebbero collegare al tuo libro.

Una canzone che si potrebbe collegare al mio libro è uno dei pezzi più tradizionali e replicati dagli americani: “Man in constant sorrow”.

Il film è “Fratello dove sei” (titolo originale “O Brother, Where Art Thou?”, la cui colonna sonora è proprio Man in constant sorrow). Il film racconta di un’odissea di tre uomini alla ricerca di un tesoro che non c’è. Un viaggio, un punto di arrivo, una ricerca in un mondo mitico e nel quale è possibile raccontare mille storie.

Il quadro a cui penso e che mi ha sempre accompagnato negli anni in molte riflessioni è “Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo?” di Paul Gauguin, che pone tre domande esistenziali che da secoli mettono in dubbio le reali potenzialità dell’uomo.

  • Bene, grazie per la disponibilità. Prima di salutarci un’ultima domanda: stai già lavorando a qualcosa di nuovo?
Si. Sto lavorando a tre possibili romanzi. Uno è il seguito di “Fragile Reverendo nel West” che vorrei approfondire anche per raccontare ancora di più personaggi che nel primo libro hanno avuto un ruolo importante, ma di secondo piano. Quindi…a presto!