domenica 25 aprile 2021

Oltre il ponte - Italo Calvino

Questo è il testo di un canto scritto da Italo Calvino e messo in musica da Sergio Liberovici nel 1959.

La versione originale si puo' ascoltare cliccando qui. Vi consiglio di ascoltare anche la versione dei Modena City Ramblers, contenuta nel loro album del 2005 "Appunti Partigiani". E' la versione alla quale sono più legato e che mi accompagna fin dal momento della pubblicazione di quell'album.

Ma soprattutto le parole sono da leggere e rileggere.

Come ci ricorda Calvino, il modo migliore per onorare quegli uomini è continuare a tenere vive le loro idee, che anche nella realtà di oggi sono valide, seppur in contesti che sembrano (e talvolta sono) differenti. 

"E vorrei che quei nostri pensieri, quelle nostre speranze di allora rivivessero in quel che tu speri o ragazza color dell'aurora."

Buona lettura e buon 25 aprile 2021 a tutti!


O ragazza dalle guance di pesca

o ragazza dalle guance d'aurora

io spero che a narrarti riesca

la mia vita all'eta` che tu hai ora.


Coprifuoco, la truppa tedesca

la citta` dominava, siam pronti:

chi non vuole chinare la testa

con noi prenda la strada dei monti.


Avevamo vent'anni e oltre il ponte

oltre il ponte ch'e` in mano nemica

vedevam l'altra riva, la vita

tutto il bene del mondo oltre il ponte.


Tutto il male avevamo di fronte

tutto il bene avevamo nel cuore

a vent'anni la vita e` oltre il ponte

oltre il fuoco comincia l'amore.


Silenziosa sugli aghi di pino

su spinosi ricci di castagna

una squadra nel buio mattino

discendeva l'oscura montagna.


La speranza era nostra compagna

a assaltar caposaldi nemici

conquistandoci l'armi in battaglia

scalzi e laceri eppure felici.


Avevamo vent'anni...


Non e` detto che fossimo santi

l'eroismo non e` sovrumano

corri, abbassati, dai corri avanti!

ogni passo che fai non e` vano.


Vedevamo a portata di mano

oltre il tronco il cespuglio il canneto

l'avvenire di un giorno piu' umano

e piu' giusto piu' libero e lieto.


Avevamo vent'anni...


Ormai tutti han famiglia hanno figli

che non sanno la storia di ieri

io son solo e passeggio fra i tigli

con te cara che allora non c'eri.


E vorrei che quei nostri pensieri

quelle nostre speranze di allora

rivivessero in quel che tu speri

o ragazza color dell'aurora.


Avevamo vent'anni...

domenica 10 gennaio 2021

Odio il Capodanno, firmato Antonio Gramsci

 Alcuni giorni fa mi sono imbattutto in questo articolo tratto da l'Internazionale: riporta un articolo scritto da Gramsci il 1 gennaio 1916 sull'Avanti (rubrica "Sotto la Mole")

Il messaggio di Gramsci è idealmente collegabile con il suo celebre "Odio gli indifferenti", che trovate su questo stesso blog, cliccando qui.

Buona lettura!


Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno.

Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un’azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. È un torto in genere delle date.

Dicono che la cronologia è l’ossatura della storia; e si può ammettere. Ma bisogna anche ammettere che ci sono quattro o cinque date fondamentali, che ogni persona per bene conserva conficcate nel cervello, che hanno giocato dei brutti tiri alla storia. Sono anch’essi capodanni. Il capodanno della storia romana, o del Medioevo, o dell’età moderna.

E sono diventati così invadenti e così fossilizzanti che ci sorprendiamo noi stessi a pensare talvolta che la vita in Italia sia incominciata nel 752, e che il 1490 0 il 1492 siano come montagne che l’umanità ha valicato di colpo ritrovandosi in un nuovo mondo, entrando in una nuova vita. Così la data diventa un ingombro, un parapetto che impedisce di vedere che la storia continua a svolgersi con la stessa linea fondamentale immutata, senza bruschi arresti, come quando al cinematografo si strappa il film e si ha un intervallo di luce abbarbagliante.

Perciò odio il capodanno. Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell’animalità per ritrarne nuovo vigore.

Nessun travettismo spirituale. Ogni ora della mia vita vorrei fosse nuova, pur riallacciandosi a quelle trascorse. Nessun giorno di tripudio a rime obbligate collettive, da spartire con tutti gli estranei che non mi interessano. Perché hanno tripudiato i nonni dei nostri nonni ecc., dovremmo anche noi sentire il bisogno del tripudio. Tutto ciò stomaca.

Aspetto il socialismo anche per questa ragione. Perché scaraventerà nell’immondezzaio tutte queste date che ormai non hanno più nessuna risonanza nel nostro spirito e, se ne creerà delle altre, saranno almeno le nostre, e non quelle che dobbiamo accettare senza beneficio d’inventario dai nostri sciocchissimi antenati.