giovedì 30 marzo 2017

Le politiche di Trump non salveranno il carbone - dal Sole 24Ore

Si sta parlando molto in questi giorni degli atti del presidente USA Trump contro le precedenti scelte di Obama in tema di ambiente e clima. Ma di che si tratta veramente? Quali possono essere gli effetti?
Riporto di seguito un interssante articolo di Sissi Bellomo del Sole24Ore (leggibile qui).

Buona lettura

Non saranno gli editti di Donald Trump, ma le leggi dell’economia a decidere il destino del carbone e degli altri combustibili fossili. È questa l’opinione prevalente nel mondo dell’energia all’indomani del colpo di spugna alle politiche ambientali negli Stati Uniti.

Il nuovo presidente americano, proclamando la «fine della guerra contro il carbone», ha avviato un processo che negli Usa potrebbe effettivamente prolungare la vita a qualche vecchia e inquinante centrale. Le sue mosse non sembrano però sufficienti ad alterare in modo decisivo gli scenari di domanda e offerta, né a livello nazionale, né tanto meno su scala globale. Non a caso i mercati non hanno avuto reazioni rilevanti agli ultimi sviluppi della politica Usa.

La reazione del mercato 
I titoli di alcune società carbonifere – reduci da una crisi drammatica, che ha provocato numerosi casi di bancarotta e migliaia di licenziamenti – si sono rafforzati a Wall Street: in particolare Peabody Energy ha registrato un rialzo di oltre il 10% nelle ultime due sedute. Ma le quotazioni del carbone non hanno registrato grosse variazioni, salvo che in Asia, dove però sono in rialzo per via del ciclone Debbie, che ha costretto a chiudere diverse miniere in Australia.

Il gas, diretto concorrente del carbone nella generazione elettrica, si è mantenuto ai massimi da oltre un mese al Nymex, oltre 3 $/Mtbu, mentre il petrolio – anch’esso in rialzo, sopra 49 $/barile nel caso del Wti – sta rispondendo soprattutto al crollo della produzione in Libia, cui si è unito ieri un forte calo delle scorte di benzina negli Usa.

I rischi – non solo per gli scenari previsionali, ma anche e soprattutto per l’ambiente – diventerebbero molto più concreti se scattasse un effetto emulazione, ossia se altri Paesi decidessero di abbandonare la lotta contro il cambiamento climatico.

Washington non ha ancora deciso se ritirare ufficialmente l’adesione agli Accordi di Parigi, come Trump aveva promesso di fare in campagna elettorale: un passo che persino il gigante del petrolio ExxonMobil esorta ad evitare. Comunque sia, una volta smantellate le misure di Obama per la riduzione dei gas serra, è ben difficile che riesca a rispettare gli impegni di Parigi (gli accordi peraltro non prevedono sanzioni).

Tempi lunghi 
Il Clean Power Plan, in particolare, imponeva alle utilities di ridurre le emissioni di Co2 delle centrali elettriche del 32% entro il 2030, rispetto ai livelli del 2005. Trump comunque non ha potuto abrogarlo per decreto, ma solo avviare la sua revisione. «Questa è solo la prima mossa di una lunga partita a scacchi, che durerà anni – avverte Richard Revesz, giurista della New York University – La questione potrebbe non essere risolta prima del 2020, quando ci saranno nuove elezioni presidenziali». Sarà infatti necessario avviare nuovi processi di consultazione, complicati dall’opposizione degli ambientalisti e di molte forze politiche, ed è probabile che ci saranno anche numerose battaglie in tribunale.

Nel frattempo difficilmente le utilities cambieranno i piani di investimento, che rispondono a strategie economiche di lungo periodo. Il ceo di Duke Energy Corp, Lynn Good, è stato molto chiaro in proposito: «Visto il prezzo competitivo del gas e la discesa dei costi delle rinnovabili continuare a tagliare le emissioni di Co2 per noi ha senso». La società non rinuncerà quindi al piano decennale, che prevede di investire 11 miliardi di dollari in centrali a gas o fonti rinnovabili (a scapito del carbone).

Quello di Duke Energy è un orientamento molto diffuso nel settore, rafforzato dal fatto che alcuni Stati – come la California e lo Stato di New York – non hanno alcuna intenzione di fare passi indietro nelle politiche contro il climate change. Anzi, proprio in questi giorni le hanno rafforzate.

La chiave è nei prezzi 
Al di là degli aspetti regolatori, le variabili chiave sono comunque da un lato il prezzo delle risorse e dall’altro il costo e il grado di sviluppo delle tecnologie. Del resto è stato durante la presidenza di Obama, più sensibile ai temi ambientali, che la produzione di idrocarburi negli Usa ha vissuto uno dei periodi di maggiore sviluppo nella storia, grazie allo sfruttamento dello shale gas e dello shale oil. E negli stessi anni il carbone ha perso terreno nella competizione tra fonti: la sua quota nel mix di generazione Usa è scesa dal 50% di una decina di anni fa al 30% nel 2016, quando è stato superato dal gas, che essendo più economico è salito al 34%.

La produzione di carbone negli Usa – non certo per colpa di regolatori occhiuti – è crollata ai minimi da quarant’anni nel 2016 e dal 2011 l’industria ha perso circa 60mila addetti, vittime della crisi ma anche dell’automazione dei processi estrattivi. Ora restano appena 77mila minatori nel Paese e nonostante la propaganda di Trump è improbabile che il loro numero crescerà. Anche la rimozione della moratoria sulle licenze minerarie in terreni federali per ora non interessare a nessuno: le società carbonifere assicurano di avere riserve più che sufficienti per molti anni a venire.

mercoledì 1 febbraio 2017

Benefici ambientali ed energetici dell'auto elettrica

La mobilità elettrica può garantire sostanziali benefici ambientali ed energetici, soprattutto in ambito urbano, e può costituire nel medio periodo un’importante leva per il conseguimento degli obiettivi che l’Italia condivide con l’Unione Europea dopo l’entrata in vigore del Protocollo di Parigi sul cambiamento climatico.
Il sistema dei trasporti si inserisce infatti nel più ampio target della decarbonizzazione assunto dall’Europa e dai paesi europei. Per raggiungere tale obiettivo, è necessario incrementare in maniera sostanziale il livello di elettrificazione dei consumi finali, in particolare nel settore termico e dei trasporti.  

La mobilità elettrica consente in sostanza di riportare anche nei trasporti le riduzioni di intensità di emissioni di anidride carbonica, che derivano dallo sviluppo di impianti termoelettrici ad alta efficienza ed a gas naturale, dallo sviluppo delle fonti rinnovabili, dalla preferenza accordata a meccanismi di mercato come l’ETS. I benefici che deriverebbero da una crescita significativa della mobilità elettrica si possono quantificare in maniera precisa. Il basso impatto ambientale derivante dall’utilizzo di un veicolo elettrico è infatti dovuto alla disponibilità di energia necessaria al suo funzionamento che ha ormai limitati impatti ambientali e climalteranti. Infatti il settore elettrico italiano sta attraversando una fase di profondo cambiamento, caratterizzata da un forte aumento della quota di produzione da fonti rinnovabili e questo trend è destinato a continuare in futuro, in linea con i nuovi obiettivi europei al 2030, che prevedono un incremento del peso delle fonti rinnovabili destinate alla produzione di energia elettrica, fino al 45% del consumo finale lordo. Il risultato è che, per il 2015, il fattore medio di emissione sui consumi finali è stato pari a 316 gCO2/kWh (-45% rispetto al 1990!), mentre è ragionevole ipotizzare al 2030 un fattore medio di emissione sui consumi finali dell’ordine di 280 gCO2/kWh.
In questo contesto, la diffusione dei veicoli elettrici – proprio perché accoppiata alla crescente generazione da fonti rinnovabili e da un impianti termoelettrici ad alta efficienza – contribuirebbe sia alla riduzione nell’utilizzo di fonti primarie fossili (e quindi ad un miglioramento della “bolletta energetica”) sia al raggiungimento degli obiettivi afferenti le emissioni climalteranti.
Il veicolo elettrico è già oggi in vantaggio rispetto alle altre tipologie di veicoli: sulla base delle emissioni 2015, un veicolo elettrico emette indirettamente tra 40 e 60 grammi di CO2 per chilometro, a fronte dei 115 grammi medi dei veicoli mossi da motori a combustione interna, mentre sulla base delle emissioni al 2030 questi valori saranno pari, rispettivamente, a 30/40  e 95 grammiCO2/km (quest’ultimo è l’obiettivo europeo sulle emissioni di CO2 del parco veicolare nuovo a partire dal 2021). .
Altro sostanziale vantaggio è quello assicurato sulla qualità dell’aria, che assume importanza fondamentale nei centri urbani e nelle are densamente popolate. I veicoli elettrici allo scarico semplicemente non emettono nessuno degli inquinanti atmosferici che hanno diretto impatto sulla salute come il particolato (PM10, PM 2,5), gli ossidi di azoto (NOx), gli ossidi di zolfo (SOx), gli idrocarburi incombusti (THC), il monossido di carbonio (CO) e i composti organici volatili (COV).
Infine, si deve sottolineare la   forte riduzione dell’impatto acustico, scomparendo quello dovuto alla combustione e che quindi  limitato unicamente a quello dovuto  al rotolamento dei pneumatici.In sostanza  i benefici ambientali in ambito urbano, dove più pressante è il problema dell’inquinamento atmosferico, sarebbero consistenti e migliori anche rispetto ai più moderni veicoli EURO 6.

In questo quadro, vale la pena di sviluppare un esercizio di stima e valorizzazione, verificando quali effetti avrebbe la ipotetica e semplice sostituzione degli autoveicoli in circolazione “euro 2” immatricolati nel 2000 (si ipotizza una percorrenza media di 5000 km, cioè di un utilizzo in ambito urbano). Nel caso di introduzione di veicoli EURO 6 con emissioni di CO2 in linea con gli obiettivi di emissione al 2020, si avrebbe una riduzione complessiva di circa il 40% di CO2, del 70% di NOx&THC ed un risparmio energetico del 35%. Mentre nel caso di introduzione di veicoli elettrici, si avrebbe una riduzione complessiva del 70% di CO2, del 100% di NOx&THC ed un risparmio energetico di circa il 70%.


Certamente, la mobilità elettrica imporrà un significativo sviluppo infrastrutturale, ma si tratta di interventi relativamente semplici da adottare, a fronte dei quali si paleseranno importanti vantaggi rispetto ad ogni altra tecnologia, anche senza salti tecnologici, per l’assenza di emissioni di sostanze inquinanti e la costante riduzione dell’impatto climalterante dovuto  al continuo trend di decarbonizzazione della generazione elettrica.

venerdì 23 dicembre 2016

I dati sulla gestione dei rifiuti in Italia, Sicilia, provincia di Enna e Piazza Armerina.

L’ISPRA ha presentato alcuni giorni fa il Rapporto Rifiuti Urbani 2016. Ho dato un’occhiata per fare un quadro della situazione nazionale, regionale (Sicilia), provinciale (Enna) e comunale (Piazza Armerina). Ecco cosa ne è uscito fuori.

Italia

La fotografia scattata dall'Ispra mostra un calo nella produzione nazionale di rifiuti: 29,5 mln di tonnellate nel 2015, -0,4% rispetto al 2014. Nell’ultimo triennio, la produzione pro capite (cioè i kg di rifiuti urbani prodotti in un anno da ogni abitante) rimane sostanzialmente invariata, attestandosi, nel 2015, a 487 kg/abitante per anno. La contrazione più contenuta del dato pro capite rispetto a quello di produzione assoluta è dovuta a una contestuale decrescita della popolazione residente (-0,2% tra il 2014 e il 2015).



Lo smaltimento in discarica è diminuito del 16% ma interessa ancora il 26% dei rifiuti urbani. Il 18% dei rifiuti è invece avviato a recupero di materia della frazione organica e oltre il 26% al recupero delle altre frazioni merceologiche. Il 19% è incenerito, mentre circa il 2% è destinato a impianti produttivi, come cementifici e centrali termoelettriche, per essere utilizzato all'interno del ciclo produttivo e per produrre energia. Il 3%, infine, è inviato a ulteriori trattamenti quali la raffinazione per la produzione di CSS o la biostabilizzazione, mentre l'1% è esportato, principalmente verso Austria e Ungheria.

Cresce la quota di raccolta differenziata, che si attesta al 47,5% della produzione, +2,3% sul 2014.



L’analisi dei dati mostra anche che l’incenerimento non sembra determinare un disincentivo alla raccolta differenziata, come risulta evidente per alcune regioni quali Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Campania e Sardegna. In queste regioni, infatti, a fronte di percentuali di incenerimento pari rispettivamente al 45%, 22%, al 33%, 28% ed al 21% del totale dei rifiuti prodotti, la raccolta differenziata raggiunge valori elevati (rispettivamente del 59%, 63%, 57%, 48%, 56%). 

Segnalo comunque che la direttiva 2008/98/CE non prevede obiettivi di raccolta differenziata ma fissa specifici target per la preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio di specifici flussi di rifiuti, quali i rifiuti urbani e i rifiuti da attività di costruzione e demolizione.
Infatti Raccolta differenziata e riciclaggio non sono affatto la stessa cosa: la prima è un sistema di gestione/raccolta dei rifiuti, il secondo è invece un sistema di smaltimento vero e proprio dei rifiuti. Nel 2015, ad esempio, a fronte di una percentuale di raccolta differenziata del 47,5%, si è avuta una percentuale di riciclaggio del 44%.

Dati negativi riguardano il costo medio pro capite dei servizi di igiene urbana, che sale a 167,97 euro/anno nel 2015, +1,7% sull'anno precedente.



Regione Sicilia 

In Sicilia nel 2015 sono stati prodotti totale 2.350.191 tonnellate, valore praticamente stabile rispetto al 2014. Quindi la Sicilia produce circa l’8% dei rifiuti urbani nazionali. La produzione pro-capite è di 463 kg/ab*anno, quindi un valore più basso di circa il 5% rispetto alla media nazionale, e minore di quasi il 30% rispetto all’Emilia Romagna, che è la regione con il valore di produzione pro-capite più alto di tutta Italia (642 kg/ab*anno). 

L’83% dei rifiuti è ancora smaltito in discarica (nel 2013 era il 93%), contro il 5% della Lombardia. La Sicilia inoltre continua ad essere il fanalino di coda italiano per le percentuali di Raccolta Differenziata: 12,8% nel 2015, con un progresso praticamente nullo dal 12,5 % del 2014. La Calabria, che è la penultima regione in classifica, ha una percentuale di raccolta differenziata di circa il doppio. 

L’ISPRA segnala che “In alcune regioni come Lazio, Campania, Sicilia, lo scarso sviluppo impiantistico delle infrastrutture deputate al trattamento della frazione organica proveniente dalla raccolta differenziata rappresenta un elemento che sta fortemente condizionando l’attuazione di un ciclo di gestione corretto.”


Provincia di Enna

Nella provincia di Enna, nel 2015 sono state prodotte 60.913 tonnellate di RU, in calo di circa il 3% rispetto al 2014. La provincia di Enna è la provincia siciliana con la più bassa produzione totale di rifiuti urbani.

La percentuale di raccolta differenziata nella provincia di Enna è, ahimè, tra le più basse d’Italia: 10,8% nel 2015. Tale dato va però un po’ contestualizzato, segnalando che si è avuto un incremento di quasi 5 punti percentuali in un solo anno (nel 2014 la percentuale era infatti del 6,1%): nel 2014 la provincia di Enna era ultima in Sicilia (e in tutta Italia!!), invece nel 2015 è “salita” al 6° posto su 9 province.


Piazza Armerina

A Piazza Armerina da circa due anni è iniziata la raccolta differenziata, arrivando ad un percentuale del 56%, secondo gli ultimi dati (non ISPRA). Guardando i dati della figura soprastante, ci accorgiamo come nel nostro paese abbiamo raggiunto livelli pari a quelli di regioni virtuose come Emilia Romagna, Sardegna e Piemonte. Va inoltre segnalata la bella realtà dell’Ecopunto, che ha ricevuto menzioni particolari anche a livello nazionale. 

Ciononostante, non vanno dimenticate le tante inciviltà che ogni giorno vediamo accadere sulle nostre strade, e davanti alle quali dovremmo forse alzare un po’ più la voce facendo rispettare le regole, piuttosto che girarci dall’altra parte. 


In conclusione, per la Sicilia la situazione è tutt’altro che rosea, anche se alcuni buoni segnali ci sono (come nel caso di Piazza Armerina) ma il lavoro da fare è ancora tantissimo e a tutti i livelli: culturale, politico e tecnologico. Quindi…Buon lavoro a tutti!!

venerdì 2 dicembre 2016

I du v'cchiareddi

Pi strata visti du v'cchiareddi,
maritu e mugghieri.
Passiav'nu piano piano
'n menzu i genti,
ca comu sempri curriv'nu svelti.
Idda faciva pass'teddi p'cciddi
e str'ngiva u brazz' d so' marì,
e accussì avanzav'nu,
tutt'i'dui iutann's c'u bastun.

Mi firmaiu p' taliarli:
'n menzu a lu sciumi
ca scurriva di genti
iddi camminav'nu lenti lenti,
a pass'teddi nichi,
comu ni n'autra dimensioni,
ma annav'nu comunque avanti.
V'sgini v'sgini,
c'u brazzu da mugghieri
strittu forti
'a chiddu do maritu.

E p'nzai:
chissa è la vera forza,
chissu è lu veru Amuri.



giovedì 29 settembre 2016

Il Ministro dell'ambiente Galletti al Senato sul tema dei rifiuti in Sicilia

Qualche giorno fa il Ministro Galletti è stato ascoltato dalla XIII Commissione in Senato riguardo il tema della gestione dei rifiuti a Roma, in Sicilia e in Puglia.

Di seguito riporto la parte riguardante la Regione Sicilia, poichè mi sembra utile per capire e tenersi informati su una vicenda che riguarda tutti noi.

Buona lettura.

GESTIONE DEI RIFIUTI NELLA REGIONE SICILIANA

Produzione dei rifiuti urbani a livello regionale e raccolta differenziata.

La produzione dei rifiuti in Sicilia ammonta per l’anno 2014 a 2.342.219 tonnellate. Tale quantità corrisponde ad una produzione pro capite pari a circa 462 kg/abitante anno. La produzione dei rifiuti in Sicilia è diminuita dal 2010 al 2014 del 10,3%. Tale andamento riflette quello della produzione a livello nazionale, correlato al trend degli indicatori socio-economici ed al consumo delle famiglie.

La raccolta differenziata nella Regione Siciliana nel 2014 ammontava a 292.972 tonnellate. Tale quantità rappresenta solo il 12,5 % del totale dei rifiuti prodotti, valore molto al di sotto dell’obbligo di legge del 65%.

Nel 2014, in controtendenza rispetto al resto del territorio nazionale, la quantità di rifiuti raccolti in modo differenziato si è ridotta di oltre un punto percentuale, al 12,5% dal 13,2% dell’anno precedente.


Rifiuti differenziati

Le quantità raccolte in maniera differenziata nel 2014 sono pari complessivamente a 292.972 tonnellate di cui 125.829 sono costituite da frazione organica e 167.143 da frazione secca riciclabile.

La frazione secca viene conferita alle piattaforme Conai e quindi riciclata o recuperata al netto degli scarti.

In molti Comuni del territorio regionale la raccolta differenziata non viene ancora realizzata.

Rifiuti indifferenziati

Le quantità di rifiuto indifferenziato prodotte nel 2014 ammontano a 2.049.247 tonnellate. Questi rappresentano una quota pari all’89 % dei rifiuti urbani prodotti in Regione.

Di tali quantità solo 349.774 tonnellate sono state inviate, secondo modalità ordinarie, agli impianti di trattamento meccanico-biologico (TMB) prima di essere inviate al successivo smaltimento.

La restante quota, pari a 1.003.302 tonnellate, è stata quindi smaltita in deroga alle prescrizioni, ricorrendo a forme speciali di gestione dei rifiuti attraverso Ordinanze del Presidente della Regione ai sensi dell’articolo 191 del d.lgs. n. 152 del 2006.

Assetto impiantistico regionale

La frazione umida raccolta in modo separato è conferita nei 15 impianti di compostaggio presenti sul territorio, molti dei quali risultano non operativi per mancanza di materiale da trattare. 

Tali impianti, sebbene presentino nominalmente una potenzialità complessiva autorizzata pari a 416.967 tonnellate annue, hanno trattato nel 2014 una quantità di rifiuti pari a circa 160.000 tonnellate.

Appare evidente che gli stessi siano sottoutilizzati e che l’attuale capacità installata potrebbe far fronte ad un flusso maggiore di frazione organica derivante da un auspicato incremento della raccolta differenziata. La capacità autorizzata degli impianti di compostaggio garantisce l’autosufficienza regionale anche al raggiungimento del 30% di raccolta differenziata.

Inoltre, la Regione prevede di realizzare ulteriori impianti di compostaggio per garantire il corretto trattamento della frazione organica anche al crescere della raccolta differenziata.

La gestione del rifiuto indifferenziato, solo a seguito dell’emissione dell’Ordinanza n. 5 del 2016, emanata previo rilascio dell’Intesa ai sensi dell’articolo 191 (comma 4) del Codice dell’Ambiente, avviene secondo quanto prescritto dalla medesima Ordinanza garantendo un pre-trattamento al rifiuto conferito in discarica. Ciò grazie all’installazione di impianti mobili di biostabilizzazione che, nelle more della realizzazione dei TMB previsti dalla pianificazione regionale, operano il pretrattamento del rifiuto. Al riguardo, si precisa comunque che in alcune aree vi sono degli approfondimenti tecnici in corso da parte delle autorità territoriali competenti, per verificare se vi è stato il pieno adeguamento rispetto alle previsioni della citata Ordinanza.

Gli impianti mobili rappresentano una soluzione tampone e provvisoria per garantire la corretta gestione del rifiuto fino al completamento della realizzazione degli impianti, dell’attivazione dei provvedimenti necessari per l’invio fuori Regione del rifiuto.

La Regione, nel contempo, sta provvedendo alla realizzazione e messa in esercizio degli impianti di TMB necessari al trattamento di tutti i rifiuti indifferenziati prodotti in Regione, in particolare presso le piattaforme integrate pubbliche di Enna, Gela e Messina, nonché presso la piattaforma privata sita a Siculiana.

Lo smaltimento dei rifiuti avviene esclusivamente tramite conferimento in discarica.

La capacità residua di trattamento in discarica, agli attuali livelli di smaltimento, garantisce l’autonomia regionale solo per 6 mesi e l’assenza di impianti di termovalorizzazione rende ancora più critica la situazione. Lo schema di decreto di cui all’art. 35 dello “sblocca Italia” ha individuato, per la Regione Siciliana, fabbisogni residui di incenerimento molto rilevanti (circa 700.000 t).

Stato attuale della pianificazione territoriale.

L’attuale piano regionale per la gestione dei rifiuti è stato predisposto dal Presidente della Regione Siciliana, nominato pro tempore Commissario Delegato per l’Emergenza Rifiuti in Sicilia. Tale piano è stato approvato con Decreto del Ministero dell’ambiente nel mese di luglio 2012, previo parere vincolante del Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio. Con specifica prescrizione si è disposto che “Il Piano regionale per la gestione dei rifiuti in Sicilia dovrà essere sottoposto alle previste procedure di Valutazione Ambientale Strategica (VAS)”.

Nel mese di gennaio 2014, il Dipartimento regionale dell’acqua e dei rifiuti della Regione Siciliana ha avviato la fase preliminare della VAS, procedura che si è conclusa con l’emanazione del Decreto da parte del Ministero dell’ambiente nel mese di maggio 2015. La Regione, a seguito anche della diffida del Presidente del Consiglio dei Ministri del mese di agosto 2015, ha approvato, con propria delibera (n. 2 del 18 gennaio 2016) il Piano regionale per la gestione dei rifiuti urbani in Sicilia.

Il Piano approvato fa solo riferimento alla gestione dei rifiuti urbani, demandando ad altro documento quella dei rifiuti speciali.

Con la già richiamata Ordinanza n. 5 del 2016, il Presidente della Regione ha  disposto l’aggiornamento del Piano regionale, anche alla luce dell’emanando  DPCM  ai sensi dell’articolo 35, comma 1, del decreto legge n. 133 del 2014 che contiene la ricognizione del fabbisogno di impianti di incenerimento di rifiuti a livello nazionale. In tale DPCM è prevista la realizzazione in Sicilia di una capacità complessiva di 700.000 tonnellate di incenerimento. L’Ordinanza stabilisce che l’approvazione del nuovo Piano possa avvenire con tempi ridotti rispetto a quelli previsti dal Codice dell’Ambiente, in modo da arrivare alla realizzazione di tutta l’impiantistica necessaria. 

Stato emergenziale e Ordinanze contingibili ed urgenti ex art. 191 del d.lgs. n. 152 del 2006.

Per quanto riguarda la gestione dello smaltimento dei rifiuti nella Regione Siciliana, si fa presente che a partire dall’anno 2009 fino al 2014  tale gestione è stata caratterizzata da uno stato emergenziale, anno in cui è stata adottata una nuova ordinanza del Capo del Dipartimento della Protezione civile per favorire e regolare il subentro della Regione Siciliana nelle iniziative finalizzate al superamento della situazione di criticità in regime ordinario. Tuttavia, occorre segnalare  che il 2014 e il 2015 sono stati di fatto contraddistinti da un  regime straordinario autorizzato mediante ordinanze ai sensi dell’articolo 191 del decreto legislativo n. 152 del 2006 da Presidente della Regione Siciliana.[3]

Tanto premesso, si va ad illustrare il percorso seguito dalla Regione Siciliana nel 2016 nell’ambito della gestione dei rifiuti.

Nello specifico, il 23 marzo 2016 il Presidente delle Regione Siciliana, con propria nota indirizzata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha richiesto lo stato di emergenza nel sistema di gestione dei rifiuti vista la scadenza dei termini di reitero dell’Ordinanza (emessa ai sensi dell’articolo 191 del d.lgs. n. 152/2006, il 31 maggio 2016).

A seguito di tale richiesta e all’esito della riunione tenutasi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e la Protezione Civile, si è verificata la non sussistenza delle condizioni per l’attivazione dei poteri straordinari ai sensi della Legge n. 225 del 1992. Per il caso di specie si è ritenuto, quindi, più opportuno il ricorso alle ordinanze contingibili ed urgenti ex art. 191 del Codice ambientale.

Con nota del 5 maggio, il Presidente della Regione ha nuovamente evidenziato la situazione di emergenza del settore rifiuti alla quale sarebbe andata incontro la Regione qualora non avesse potuto reiterare gli effetti dell’Ordinanza. Senza le misure straordinarie contenute in quest’ultimo atto, circa 3.000 tonnellate, delle 6.000 tonnellate di rifiuti prodotti al giorno, non avrebbero trovato impianti di smaltimento disponibili in Regione.

Alla luce di ciò, il Ministero dell’ambiente, con nota del 31 maggio 2016, ha inviato alla Regione le prescrizioni tecniche che necessariamente doveva contenere l’Ordinanza per aspirare al rilascio dell’Intesa ai sensi dell’art. 191, comma 4 del Codice dell’Ambiente, nonché le condizione che avrebbero necessariamente dovuto essere adempiute per il permanere della medesima.

Le prescrizioni contenute nella nota non solo stabilivano le condizioni tecniche per le quali sarebbe stato possibile il reitero dell’ordinanza ma chiedevano anche alla Regione un impegno concreto al riassetto della governance regionale, tenendo conto anche delle diffide della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 7 agosto 2015, nelle quali veniva richiesto alla Regione di procedere immediatamente alla riperimetrazione delle ATO.

In data 7 giugno 2016, il Ministero dell’ambiente ha concesso l’Intesa ai sensi del citato comma 4, dell’art. 191, sull’Ordinanza n. 5 del 7 giugno 2016 del Presidente della Regione. Nell’Ordinanza sono contenute le misure straordinarie per la gestione dei rifiuti, conformemente alle prescrizioni Ministeriali, nel rispetto della normativa comunitaria, ed un fitto programma di impegni ed azioni che la Regione è chiamata a mettere in atto nei 6 mesi di validità del provvedimento. Eventuali inadempienze determinano il venir meno dell’Intesa.

Le prescrizioni contenute nella nota ministeriale del 31 maggio 2016 si possono suddividere in tre categorie. Alla prima categoria appartengono gli adempimenti di ordine generale, volti alla necessaria riorganizzazione del sistema regionale di gestione dei rifiuti. Alla seconda categoria appartengono le prescrizioni necessarie a dare impulso alla raccolta differenziata. Infine, alla terza categoria appartengono le prescrizioni per il corretto pretrattamento dei rifiuti indifferenziati e il loro smaltimento in coerenza con le previsioni normative europee.

Le principali azioni che la Regione deve mettere in atto sono:


  • approvazione del disegno di legge di riorganizzazione delle governance regionale in giunta regionale e successiva approvazione della Legge dall’ARS;
  • presentazione di un programma di azioni per l’immediata realizzazione della rete impiantistica in grado di trattare i rifiuti prodotti in Regione nel rispetto della normativa europea;
  • aggiornamento del Piano di gestione dei rifiuti per adeguarlo alle prescrizioni dell’emanando DPCM, redatto ai sensi dell’art. 35, comma 1, del d.l. n. 133 del 2014;
  • attivazione della raccolta differenziata in tutti i Comuni della Regione ed in particolare nelle aree metropolitane, con l’obiettivo di incrementare la raccolta differenziata di un punto percentuale al mese;
  • attivare le misure necessarie al corretto pretrattamento dei rifiuti indifferenziati prima del loro invio allo smaltimento;
  • stipula di accordi regionali per lo smaltimento/recupero dei rifiuti in altre regioni;
  • procedure di gara internazionali per lo smaltimento/recupero dei rifiuti in altri stati membri o in altre Regioni.

Il monitoraggio delle azioni e la verifica del rispetto della tempistica contenuta nelle disposizioni della predetta Ordinanza n.5 del 2016 sono svolti dalla Direzione Generale del Ministero dell’ambiente per i rifiuti e l’inquinamento (RIN) con il supporto dell’ANAC. La verifica intermedia dei risultati è stata fissata al 15 settembre 2016. Allo stato si è ancora in attesa di conoscere l’avviso dell’ANAC.

Dalle risultanze della Direzione Generale competente, ad oggi, risulta quanto segue.

Dall’attuazione dell’Ordinanza 5 del 2016 sono derivati i seguenti effetti positivi, che meritano di essere valorizzati:

a) pretrattamento del rifiuto prima dello smaltimento in discarica, grazie alla installazione degli impianti mobili, fermo restando quanto già detto in merito ad approfondimenti tecnici in corso in alcune aree della Regione;
b) adozione di un crono-programma concreto degli interventi necessari al rientro ad un regime ordinario di gestione dei rifiuti;
c) attivazione di un Ufficio per il coordinamento delle attività sulla raccolta differenziata;
d) approvazione in Giunta, e presentazione all’Assemblea Regionale siciliana, di un disegno di legge che provvede alla riorganizzazione della governance regionale nel settore, in conformità ai principi posti dalla legislazione statale;
e) presentazione di una proposta di aggiornamento del Piano Regionale per la Gestione dei Rifiuti Urbani, in conformità ai contenuti dell’emanando  DPCM  ai sensi dell’articolo 35, comma 1, del d.l. n. 133 del 2014;
f) avvio dei lavori per la realizzazione delle piattaforme integrate di Enna e Gela;
g) avvio dei procedimenti di rilascio delle autorizzazioni e di modifica delle stesse per la realizzazione di nuove capacità per il trattamento dei rifiuti.

Tuttavia, complessivamente, le attività poste in essere dalla Regione non hanno ottemperato del tutto agli impegni assunti con l’Ordinanza n.5 del 2016. Tali risultanze, ad ogni modo, non possono considerarsi definitive stante l’istruttoria ancora in corso.

In particolare, sulla raccolta differenziata non sono stati raggiunti gli obiettivi previsti. La Regione, infatti, non ha messo in campo tutte le azioni di potenziamento della raccolta differenziata. Inoltre, pur avendo richiesto la disponibilità alle altre Regioni d’Italia, la Regione Siciliana non ha poi stipulato gli accordi per l’invio fuori dal suo territorio dei rifiuti. Né, tantomeno, ha avviato le procedure per lo smaltimento in altri impianti nazionali o esteri dei rifiuti prodotti in Regione.

In considerazione di ciò, la situazione esistente nella Regione Siciliana continua a necessitare di misure straordinarie, nonostante l’attività posta in essere dall’Amministrazione regionale abbia consentito di tamponare gli aspetti più gravi della situazione emergenziale.

All’esito dell’istruttoria, che dovrà tener conto delle valutazioni dell’Autorità Anticorruzione, si valuterà se reiterare tali poteri e con quali strumenti eventualmente farlo.

Procedure di infrazione

La Commissione europea ha aperto uno specifico progetto pilota (EU pilot 6582/14) sulla gestione dei rifiuti in Sicilia e sul mancato rispetto delle procedure di VIA e VAS nella fase di adozione del Piano di gestione dei rifiuti urbani nonché per la mancata realizzazione degli impianti di gestione dei rifiuti previsti dal Piano stesso.

Peraltro, occorre segnalare che il Servizio competente della Commissione europea ha archiviato il caso indicato con le seguenti precisazioni: “La Commissione ha deciso di chiudere questa investigazione EU-Pilot, in quanto la procedura di VAS è stata espletata a posteriori per quanto riguarda il piano di gestione dei rifiuti. Tuttavia, poiché la Commissione ha delle perplessità in merito al sistema  di gestione dei rifiuti nella Regione Siciliana, essa si riserva di esaminare in seguito il contenuto del Piano di gestione dei rifiuti”.

È invece in corso un altro contenzioso con la Commissione europea (EU pilot 7043/14) che riguarda i Piani di gestione dei rifiuti di molte Regioni e, nello specifico, anche il Piano di gestione dei rifiuti speciali della Regione Siciliana. La Regione è stata quindi più volte sollecitata a provvedere all’aggiornamento del Piano dei rifiuti speciali. Tuttavia sembra essere ancora molto indietro nella predisposizione dello stesso.

La Regione è, inoltre, inserita nella procedura di infrazione “Discariche abusive” con 10 discariche (di cui 1 ricadente in un SIN e 1 sita nel Comune di Racalmuto). L’Amministrazione regionale ha inviato certificazione di conclusione del procedimento ambientale, che è stato peraltro inoltrato in data 31 maggio scorso ai servizi tecnici della Commissione Europea per lo stralcio del pagamento della sanzione semestrale.

I Comuni e la Regione sono stati destinatari, nello scorso dicembre, di un atto di diffida ad adempiere alle attività per la risoluzione della procedura di infrazione in parola. Tuttavia, i termini sono trascorsi infruttuosamente ed è stata avanzata la proposta di commissariamento.


venerdì 15 luglio 2016

Acerra, inquina più il traffico che il termovalorizzatore


Qual è l'impatto del termovalorizzatore di Acerra sulla qualità dell'area nel comune campano e nell'intera regione? "Molto contenuto" e "ampiamente inferiore ai limiti di legge" secondo lo studio presentato dall'Istituto sistemi agricoli e forestali mediterranei del Cnr.

Nel dettaglio, l'indagine su macroinquinanti (NOx, CO, SO2, PM10, PM2.5) e microinquinanti (Ipa, metalli e diossine) rileva che le emissioni da traffico rappresentano "il fattore di maggior pressione", in particolare a sud di Acerra, nell'area metropolitana di Napoli e in corrispondenza della rete stradale. "Importanti" anche gli impatti di riscaldamento, porto del capoluogo campano e di alcune industrie, mentre è "molto contenuto" il contributo del termovalorizzatore.

Secondo i dati elaborati dal Cnr, per il biossido di azoto l'impatto massimo dell'impianto di Acerra è inferiore allo 0,75% del valore limite. Per il particolato le concentrazioni dovute al termovalorizzatore sono "ovunque inferiori" allo 0,1% del valore limite. Per i microinquinanti, nel punto di massima ricaduta dell'intera zona esaminata, l'infrastruttura contribuisce per meno dello 0,2% rispetto ai valori limite per i metalli. Per gli Ipa l'effetto del termovalorizzatore è di 1.000 volte inferiore al limite riferito al "benzo-a-pirene". Per le diossine, infine, la struttura di Acerra ha un impatto 100.000 volte al di sotto del valore guida suggerito dall'Oms.

L'evento di presentazione dello studio, organizzato da Aris e Nimby Forum, è stato chiuso dal ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, intervenuto sulla situazione dei rifiuti a Roma, che ha "discariche sature e tra un po' avrà un problema evidente di smaltimento rifiuti". Dato ciò "sono pronto a incontrare il sindaco Raggi, le porte sono aperte".

Il ministro è tornato anche sul piano termovalorizzatori predisposto dal Governo in applicazione dell'art. 35 dello "sblocca Italia", ribadendo che il problema non sono questi impianti, "come dimostrano i dati del Cnr", ma i tassi di raccolta differenziata e conferimento in discarica: nel primo caso c'è "poca sensibilità di alcuni sindaci, che devono svegliarsi", nel secondo Galletti ha detto di non voler "girare l'Italia per risolvere i problemi dei governatori che non vogliono fare i termovalorizzatori".

mercoledì 13 aprile 2016

Fotovoltaico in Italia: per "quelli che..."

Domanda per tutti quelli che: “in Italia siamo ancora fermi alle fonti fossili, all’estero sono molto più avanti di noi”, ma anche per quelli che “io sono per le energie rinnovabili” e poi non sanno un fico secco della situazione italiana: 

qual è la nazione al mondo con la massima percentuale di energia elettrica fotovoltaica rispetto al proprio consumo elettrico totale? Risposta: l’ITALIA.
Si, l’ITALIA, quella in cui sei nato, quella che pensi sia l’ultima al mondo in qualsiasi cosa (tranne il calcio, forse).

Da poco è stato pubblicato lo “Snapshot of global photovoltaic markets” della IEA (Agenzia Internazionale dell’Energia, organo dell’OCSE): tra i dati riportati, c’è la classifica della percentuale di penetrazione del fotovoltaico sulla domanda di elettricità nazionale al 2015. L’Italia è al primo posto al MONDO, con dietro Grecia, Germania e tutti gli altri (Giappone al 5°, USA al 25° posto). 
La classifica è basata sulla stima della capacità di produzione teorica: nel caso dell’Italia comunque cambia poco, visto che abbiamo una producibilità teorica dell’8% ed effettiva che nel 2015 dovrebbe essere intorno al 7,5 % (in attesa dei dati di Terna).

L’Italia (sì, sempre Lei, quella con la bandiera tricolore, ecc. ecc.) è anche la 2° al mondo per potenza fotovoltaica installata procapite, cioè per ogni italiano (anche per “quelli che…”) ci sono 308 W di potenza fotovoltaica installata.

Infine, per chi ancora non ne avesse abbastanza, la nostra piccola Italia è al 5° posto mondiale per capacità fotovoltaica (FV) installata.
Ciò non significa che il FV debba essere fermato in Italia, si può continuare con una crescita di tale fonte, ma certo non con le modalità esplosive ed estremamente dispendiose degli anni passati.

Il rapporto evidenzia i mercati attualmente più importanti, in termini di nuova capacità FV installata nel 2015: Cina, Giappone e USA. In totale, si stima che sulla Terra attualmente dovrebbe esserci una capacità FV installata totale di 227 GW. Per dare un ordine di grandezza, la potenza elettrica totale netta installata in Italia al 2014 è di circa 122 GW (tutte le fonti energetiche).

A seguire riporto una infografica che riassume i dati presentati nel rapporto.

Per concludere, sottolineo che il bisogno di informazione VERA è fortissimo, oggi su questi temi c’è moltissima strumentalizzazione. Quindi, la prossima volta che sentirete qualcuno dire i soliti luoghi comuni e le solite cavolate su questi temi, fate un’opera di informazione ed indicategli (cortesemente, mi raccomando...) il link a questo articolo.