sabato 24 dicembre 2011

Dedica di "Giù al Sud" - Pino Aprile -

Oggi una mia amica siciliana che si trova ad Istanbul ha scritto questa dedica su FB, mi è piaciuta e non me la voglio lasciar scappare, ergo la pubblico sui miei appunti.
E' la dedica che Pino Aprile ha scritto nell'apertura del suo libro "Giù al Sud" .

Buona lettura e Buon Natale, a chi è a casa e a chi si trova lontano da casa ma la porta sempre dentro il cuore.


Dedicato a chi resta, perché sceglie di restare.

Dedicato a chi torna, perché sceglie di tornare.

Dedicato a chi guarda casa sua con la meraviglia del forestiero.

Dedicato a chi, da lontano, non la perde di vista.



venerdì 2 dicembre 2011

Lettera ad una mamma tedesca - Ignazio Buttitta -


Per caso è partita una canzone di Nonò Salomone nel mio pc: è una poesia di Ignazio Buttita.
Lettera ad una mamma tedesca.
Ignazio Buttitta è un grande poeta siciliano, ma a scuola molto difficilmente ne sentiamo parlare.
Buttitta combattè la prima guerra mondiale, e quando tornò a casa non riuscì mai a dimenticare la gente che aveva ammazzato, soprattutto un ragazzo di 17 anni tedesco, caduto proprio a qualche passo dalla sua mitragliatrice. 
Ebbe il tempo di vedere i suoi occhi azzurri chiudersi per sempre.
Come consuetudine, gli frugò nelle tasche in cerca di qualcosa di utile, ma trovò solo una sua foto abbracciato con la madre: la prese.
Quando tornò a casa la mise al muro con una cornice.
Alcuni anni dopo, tornando a casa, trovò sua moglie addormentata con i suoi figli vicino, e li abbracciava nello stesso identico modo con cui la mamma tedesca abbracciava suo figlio.
Ignazio guarda sua moglie e vede la mamma tedesca a cui ha ammazzato il figlio.
Si siede e scrive una lettera che invia all'indirizzo riportato sulla foto. Non riceverà mai nessuna risposta.
Più volte lui stesso raccontò questa vicenda, finendo sempre con il ripetere:

"Guardavo mia moglie e guardavo la madre a cui avevo ammazzato il figlio."

Questa è la lettera che scrisse.

Mamma tedesca,
ti scrivi ddu surdatu talianu
chi t’ammazzò lu figghiu.
Mmaliditta dda notti
e l’acqui di lu Piavi
e li cannuna e li bummi
e li luci chi c’eranu;
mmaliditti li stiddi 
e li prigheri e li vuci
e lu chiantu e li lamenti
e l’odiu, mmaliditti!

Mamma tedesca,
iu, l’assassinu
ca t’ammazai lu figghiu:
comu pozzu dòrmiri
ed abbrazzari li me picciriddi?
Comu pozzu passari
mmezzu a l’omini boni
senz’essiri assicutatu,
e crucifissu a lu muru?

Mamma tedesca,
matri di tuttu lu munnu,
vi chiamu!
Ognuna, 
la petra cchiù grossa
vinissi a ghittalla
supra di mia:
muntagni di petra,
muntagni di petra,
scacciati la guerra.

domenica 20 novembre 2011

Salmo 22.

Pubblico questo Salmo perché significa molto per me, soprattutto qui ad Istanbul.


Il Signore è il mio pastore: 
non manco di nulla.

Su pascoli erbosi mi fa riposare, 
ad acque tranquille mi conduce.

Rinfranca l'anima mia,
mi guida per il giusto cammino 
a motivo del suo nome.

Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me. 
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.

Davanti a me tu prepari una mensa 
sotto gli occhi dei miei nemici. 
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne 
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore 
per lunghi giorni.

sabato 19 novembre 2011

Benedetto XVI ogni tanto ci azzecca!!

Il titolo del post è un pò provocatorio,  comunque devo ammettere che la limpidezza, la bellezza e la dolcezza di pensiero di Benedetto mi colpiscono, di tanto in tanto.  ;) 

La Chiesa non offre alcuna soluzione tecnica e non impone alcuna soluzione politica. Essa ripete: non abbiate paura! L’umanità non è sola davanti alle sfide del mondo. Dio è presente». Questo è un messaggio di speranza, una speranza generatrice di energia, che stimola l’intelligenza e conferisce alla volontà tutto il suo dinamismo. La disperazione è individualista. La speranza è comunione. Non è questa una via splendida che ci è proposta? Invito ad essa tutti i responsabili politici, economici, così come il mondo universitario e quello della cultura. Siate, anche voi, seminatori di speranza!

Benedetto XVI - Discorso durante la visita in Benin.

mercoledì 9 novembre 2011

Come io vedo il mondo: La guerra. - Albert Einstein -

Ieri ho iniziato a leggere il secondo libro che mi sono portato qui ad Istanbul: è un libro che contiene alcuni scritti di Einstein, alcuni sulla relatività ristretta e generale, e inoltre uno scritto intitolato "Come io vedo il mondo", in cui Einstein parla della sua visione di molti aspetti della vita e della sua posizione sulle armi nucleari.

Ieri sera a letto ho letto questo brano, che nella parta iniziale, a mio parere, ha un'ironia finemente alleniana (d'altronde sono entrambi ebrei). 
Comunque, a parte l'ironia, fa riflettere. 
Spero anche a voi.

Disprezzo profondamente chi è felice di marciare nei ranghi e nelle formazioni al seguito di una musica: costui solo per errore ha ricevuto un cervello; un midollo spinale gli sarebbe più che sufficiente.
L'eroismo comandato, gli stupidi corpo a corpo, il nefasto spirito nazionalista, come odio tutto questo!
E quanto la guerra mi appare ignobile e spregevole! Sarei piuttosto disposto a farmi tagliare a pezzi che partecipare a un'azione così miserabile.
Eppure, nonostante tutto, io stimo tanto l'umanità da essere persuaso che questo fantasma malefico sarebbe da lungo tempo scomparso se il buon senso dei popoli non fosse sistematicamente corrotto, per mezzo della scuola e della stampa, dagli speculatori del mondo politico e del mondo degli affari.

martedì 8 novembre 2011

Discorso agli ateniesi - Pericle

Segnalato da mia cugina Rossella.


Direi che è quantomeno attuale.


Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.

Qui ad Atene noi facciamo così.

E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.

Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.


lunedì 31 ottobre 2011

Musical tip: MERCAN DEDE

I believe that Mercan Dede is one of the Adam’s and Eve’sons like us. But somehow he can decode and understand the divine inspiration/prophecy. Because I think this kind of music which take you away from the secular world to the inner, spiritual one that their source has to be divine. And this kind of music is felt like telling stories from ancient times. Mercan Dede may use modern technology but what he and his music tell us is belong to ancient times. Art of Islamic Sufism, like music and poetry, are basically written and played as a route to reaching Allah and these products of art are usually mention “divine love”. Because like Mevlana said, “There are too many ways to reach Allah but love is the shortest one.” Mercan Dede’s music is one of these ways and I believe that he and his music his way is the shortest one. 

Feyza Betül Aydın,
from Istanbul, 23 years old, studies modern turkish literature, speaks turkish, english, arabic and a little bit of persian, likes Italo Calvino and right now is reading "Il Cimitero di Praga" of Umberto Eco.
Openminded and always ready to listen "my story", or to give me musical or readings tips and explanation about Islam. 
Almost everyday we drink tea toghether at Eskikafa.:)



mercoledì 26 ottobre 2011

CIRRUS

Per il primo gruppo inizio io, nonostante sia un gruppo consigliatomi da Feyza, una delle persone che mi sta aiutando di più in questo viaggio musicale. Presto arriveranno le sue recensioni degli altri gruppi che mi ha consigliato.
Ed ecco il gruppo:

CIRRUS
Album consigliato per iniziare ad ascoltare: Mama please.

With a Tunisian singer Nawel Ben Kraiem who sings in English, French and Arabic, above guitar bouzouki, violin, darbuka and djembe, French ensemble Cirrus are a unique proposition. Their music is a kind of folk pop hybrid, with the music very much grouped around the evocative female vocals, and the violin and guest cello adding a touch a chamber class.


Buon ascolto!!

Finalmente.

Finalmente.
Questo posto si intitola così perché è quello che sento: finalmente torno a scrivere qualcosa sul blog!!
Mi trovo ormai da un mese a Istanbul, e sto ricevendo centinaia di input interessanti, ma è sempre materiale in turco che, se tradotto, perde molto significato, e così sono all'asciutto da un pò.
Ma ieri è arrivata l'idea: creare una rubrica musicale, in cui consiglio un pò di musica che sto scoprendo vivendo qui.
E' musica proposta dai miei amici turchi, parlando di mille argomenti, tra un tè e l'altro, seduti al nostro abituale punto di ritrovo, un localino tranquillo, Eskikafa, all'interno del quale campeggia una grande scritta: 
YE - IÇ - DÜSÜN.
MANGIA - BEVI - PENSA.
Ed ecco che pensando è uscito fuori questo esperimento: da oggi pubblicherò ogni tanto dei post in cui consiglio un gruppo musicale, allegandone una piccola recensione, scritta dalla stessa persona che me lo ha consigliato e di cui io aggiungerò un piccolo profilo di presentazione.
Piccolo avviso: le recensioni saranno in inglese, poichè non sempre troverò il tempo di tradurle.
Nei prossimi giorni (o forse oggi stesso) inizierò con il primo gruppo musicale.

In una città in cui l'apertura culturale è una delle caratteristiche fondamentali, il mio blog non poteva che fare lo stesso: evolversi in qualcosa di simile al braciere/tavolo attorno al quale quasi ogni sera sto seduto con alcuni amici, scambiando opinioni, informazioni, idee ed esperienze.
Su questo tavolo puoi trovare un pò di tutto: bicchieri di tè, fondi di caffè su cui leggere il futuro, un libro di Calvino in turco, diari di viaggio, computer che navigano su internet, dolci provenienti da qualche bazar e decorazioni arabe disegnate a mano.
Un tavolo Pindarico, proprio come questo blog.
Buon ascolto.

domenica 18 settembre 2011

'N cocciu di simenza - Angelo Vecchio -

Durante un'attività con gli scout ci è stata proposta un bella poesia in siciliano, e poco, dopo averla letta, un'amica si è avvicinata e mi ha detto: "secondo me questa ci starebbe proprio bene nel tuo blog!".
Seguo il suo consiglio, anche perché è piaciuta moltissimo anche a me!
Mi spiace per chi non è siciliano (la frase potrebbe essere terminata già così con un punto!), che forse non la capirà o magari non riuscirà a cogliere la forza di queste parole.
Buona lettura.

Sentu ca sugnu 'n pugnu 'i pruvulazzu
e cuntu quantu a nuddu assemi a nenti;
qualunqui cosa pensu, o dicu, o fazzu,
sugnu 'n cocciu 'i simenza a i quattru venti.

Ma quannu u suli scinni e spunta a luna
e u mari pari argentu lucidatu,
iu isu a testa e ammiru a una a una
i stiddi ca rraccamunu u Criatu,

e di corpu s'allarga a menti mia
e pensu, quasi du preju chiangennu,
"Cu è ca fici i stiddi, fici a mmia,
e mi fici ccu amuri e tantu 'ngegnu".

E pensu ancora a la gran Putenza
ca l'Universu reggi. Iu sugnu nenti,
ma, o Ranni Ddiu! Stu cocciu di simenza
è, all'occhi Tò, na stidda rilucenti.

giovedì 15 settembre 2011

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari. - Bertolt Brecht, 1932 -

Stasera ho sentito questa poesia di Brecht, e non me la voglio fare scappare.
La inserisco nei miei appunti.
Buona lettura.

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me,
e non c'era rimasto nessuno a protestare.

mercoledì 24 agosto 2011

La mia GMG a Madrid.


23 luglio, ore 18.25: Piena preparazione del campo estivo.

Mi squilla il telefono, guardo il display, è don Ettore, rispondo.
“Ciao Marco come va? Ti devo fare una di quelle domande a cui bisogna rispondere si o no su due piedi senza pensarci troppo..”
“Vai vai dimmi tutto”
“La nostra parrocchia ha la possibilità di mandare gratuitamente un giovane alla GMG di Madrid: abbiamo pensato a te, ci vuoi andare? Mi devi dare una risposta immediata, in questo stesso momento”
“…..SI OK!!!”
“Bene, domani alle 10.00 vai a montagna Gebbia, il Vescovo farà la consegna del mandato, e buon viaggio!”
Fine chiamata.

Ecco com’è iniziata la mia avventura: una “chiamata”, ed un “si” , un “eccomi” detto senza pensarci su troppo.
Lo so, le “chiamate” e i “si” sono ben altri, ma lasciatemelo dire ugualmente.

El mundo. The world. Der  Welt. Le monde.

Lo puoi dire in tutte le lingue che vuoi, ma è la prima cosa che pensi appena arrivi a Madrid: Il Mondo!

Arrivato all’aeroporto, ti tuffi subito in un bagno di colori, suoni, e voci che non ti aspetti.
Lasciate a casa le vostre aspettative, perché alla GMG non potete mai sapere cosa vi aspetta.
Il nostro gruppo è formato da tanti ragazzi di Gela, qualcuno di Enna e qualcUNO(!) di Piazza Armerina.
Il viaggio è un’esperienza che unisce sempre, dopo un po’ ci si inizia a sentire compagni di viaggio, e infatti è proprio così che è andata. Io ho un diario con me, scrivo quasi sempre quando sono in viaggio, ma questo sarà uno dei diari più forti e pieni di emozioni che mai scriverò.
Il giorno dopo l’arrivo c’è il primo grandissimo bagno di folla in Piazza Cibeles, per la messa di benvenuto. Musica, balli, facce sorridenti che ci accompagneranno per tutta la settimana. Quello che mi colpisce subito è la grandissima varietà di nazionalità, inizio quindi a scattare foto con tutte le bandiere che incontro: Guatemala, Filippine, Angola, Ghana, Giappone, Canada, Germania, Korea, USA, Brasile, Francia, Argentina, Uruguay e tante altre di cui ancora non so neanche da dove provengano.
Quando ci sediamo (a terra ovviamente, anzi, sull’asfalto a una temperatura approssimativa di 45°C), mi ritrovo vicino a degli scozzesi e a dei tedeschi, oltre agli immancabili italiani!
Il coro “Italiano batti le mani” è già la hit più sentita per tutte le strade di Madrid, e siamo ancora solo al primo giorno!
Dal frastuono riusciamo a passare al silenzio (quasi)perfetto durante la messa. Non so in che modo, ma è proprio vero.
Noi non abitiamo a Madrid, ma in una città che si trova più a Sud: Leganes. Dormiamo nei locali della parrocchia, i volontari che ci assistono sono Brajan, Kally, Manuel e altre signore, più padre Israel. I volontari ci colpiscono subito per la loro accoglienza e disponibilità, quando possono cercano sempre di venire con noi e stare insieme a noi il più possibile.
Per fare la doccia bisogna camminare ogni mattina per 10 minuti all’andata e altrettanti al ritorno, alcuni all’inizio si lamentano, ma io per fortuna sono abituato a situazioni peggiori e la prendo come una buona passeggiata mattutina.
Nei giorno successivi iniziano le catechesi, e contemporaneamente il legame tra noi inizia a crescere, spinto dal confronto inevitabile sulle tematiche che ci vengono proposte. Il nostro vescovo dà il meglio, coinvolge tantissimo, riesce a creare un’atmosfera familiare in cui molti riescono ad aprirsi sulla loro esperienza di incontro con Gesù, e non mancano le lacrime.
Una frase del Vescovo Pennisi a metà fra ironia e serietà mi rimane in mente: “Gesù è vivo, noi non siamo seguaci di un morto, altrimenti saremmo dei beccamorti!”. Risate ed applausi.
Dentro di me la domanda che il vescovo ci pone si fissa perentoria: Chi è per me Gesù? Me lo chiederò molte volte durante questi giorni, e me lo continuo a chiedere anche adesso.
Il rapporto tra noi intanto continua a crescere, io stringo un po’ di più con il gruppetto degli ennesi, e così iniziamo a raccontarci le nostre storie, soprattutto durante i continui spostamenti in metropolitana. Abbiamo calcolato che il 20% della nostra permanenza totale a Madrid sia trascorsa in metropolitana.
Una sera padre Israel ci propone una doccia un po’ strana: un assalto alla fontana del parco vicino la parrocchia!!
Si forma un gruppetto di “arditi” (nel quale io non posso mancare di certo) e armati di asciugamani e sapone ci dirigiamo verso la fontana, sotto gli occhi stupiti della gente.
Libertà. Ecco la sensazione che ho provato “può sembrare banale” scriverò poi nel mio diario, “ma è quello che ho provato.”
Arriva il giorno della Via Crucis, e (guarda caso) è il giorno più difficile per me: tantissima gente, e il posto da noi scelto per sederci mi sembra sbagliato, chiudiamo quasi completamente il passaggio per tutti gli altri. Il mio disappunto cresce ogni volta che qualcuno si secca perché non riesce a passare a causa nostra (secondo me ha ragione). Mi incavolo, decido quasi di allontanarmi , ma poi le ragazze di Enna mi spingono a calmarmi, e così mi infilo le cuffie e mi ascolto un po’ di Balkan Beat Box.
Ancora una volta “sorridi e canta nelle difficoltà”, ma quant’è difficile.
Ed ecco che la Via Crucis coincide con il mio giorno di “passione”. Elaboro questa analogia solo adesso mentre scrivo.
Si arriva così al climax di tutta la GMG: la veglia a Cuatro Vientos, aeroporto militare di Madrid.
Il serpentone mondiale che si snoda per arrivare alla spianata è impressionante, e mentre ci assembriamo all’entrata, mi torna in mente una frase sentita qualche giorno prima: “60 anni fa, queste moltitudini di giovani si spostavano solo con gli eserciti, per fare la guerra. Oggi invece per incontrarci e fare festa insieme.”
Allora penso che se tutti noi giovani riusciremo a fare le giuste scelte, con i giusti orientamenti, quando saremo in posizioni di responsabilità, allora il mondo si può cambiare per davvero.
Utopia? Si vede che non siete mai stati ad una GMG.
La parola spettacolo non rende giustizia a quello che incontri quando arrivi: balli, canti, bandiere, gioia di vivere.
L’Universalità della Chiesa. Più avanti ci ripenserò di nuovo, adesso è il momento di sistemarci bene per la notte da passare sotto le stelle.
Faccio amicizia con un prete indiano che insegna a Roma, mi propone di andare qualche mese con lui in India in una missione salesiana. Mi faccio dare il suo biglietto da visita, forse ci farò un pensierino.
Ed ecco che succede quello che non ti aspetti: dopo giorni di caldo quasi insopportabile, sul mio diario, alle ore 21.26 mi ritrovo a scrivere: “la veglia è iniziata, si sta mettendo a PIOVERE!!”
Cerchiamo subito di affrontare la situazione, usando teli di plastica e gli stessi sacchi a pelo per ripararci.
C’è una gran confusione, ma nel bel mezzo della pioggia e del trambusto, un unico urlo si alza dalla spianata: “Esta es la juventud del papa! Esta es la juventud del papa!”.
Mi sento commosso dall’energia che riescono a trasmettere un milione e passa di giovani sotto la pioggia.
Non riesco a trattenermi, con una scusa esco fuori dal mio riparo, allargo le braccia sotto la pioggia e butto fuori un grido di gioia. Libertà. “Può sembrare banale, ma è quello che ho provato”.
La notte passa in qualche modo, e la mattina il risveglio è caratterizzato dai canti in latino, spagnolo e altre lingue dei cori di diversi ordini di suore e frati.
L’universalità della Chiesa, di nuovo.
La mattinata passa bene (di nuovo caldo come il giorno prima), e durante la messa il Papa ripercorre tutte le tematiche delle catechesi effettuate in precedenza, ed ecco che ritorna quella domanda: chi è per me Gesù?
Tutti iniziamo a renderci conto che l’avventura volge al termine, e ovviamente un po’ di nostalgia ci prende, ma l’allegria della GMG non può finire, e così mi ritrovo a ballare e cantare con delle suore e frati africani (credo). Una suora fa roteare in aria delle corde e intanto le altre cantano e ballano, dirette da un frate di colore alto due metri che assomiglia ad un giocatore di NBA con il saio. Tutto intorno c’è un gruppo di Libanesi che sventolano orgogliosi la loro bandiera con il cedro.
L’universalità della Chiesa, ancora.
È arrivato il momento di tornare a Leganes, un’ultima doccia e poi un po’ di relax con tutti gli altri del nostro gruppo, è un buon momento per cercare di tirare le somme e farsi ancora due risate insieme.
Il giorno successivo è l’ultimo, di mattina andiamo un po’ in giro per Madrid, che inizia già ad essere un po’ meno affollata, e di pomeriggio, intorno alle 19, si va all’aeroporto. Si prende l’ultima metro, il grido “Piazza scendeeee”, ormai diventato un tormentone, risuona per l’ultima volta per le carrozze della metro di Madrid.
La GMG è finita, ma il Papa ci ha dato una missione, portare la gioia, l’allegria e il messaggio di questa settimana in tutto il mondo, in tutte le case.
Radicati ed edificati in Cristo, fermi nella Fede.
Ci proveremo, ci proverò.
Intanto mi porto dentro lo zaino tutti i visi, le voci, i canti, i sorrisi, la stanchezza, le bandiere, i colori e le lingue di questa GMG 2011 di Madrid!

GRAZIE!!

lunedì 1 agosto 2011

Una articolo della Costituzione non approvato.

Stamattina, leggendo un'intervista al prof. Salvatore Settis, si citava un articolo della Costituzione che non fu approvato, proposto da don Giuseppe Dossetti, prete antifascista e membro della Costituente.
Mi piace e non lo voglio dimenticare, quindi lo aggiungo ai miei Appunti.

La resistenza individuale e collettiva agli atti dei poteri pubblici che violino le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla presente Costituzione è diritto e dovere di ogni cittadino.

lunedì 25 luglio 2011

Lavorando ad un pò di materiale per il campo scout che sto per fare, un altro capo mi ha fatto leggere questo bellissimo passo biblico che non mi era mai capitato di leggere prima, tratto dal libro dei proverbi. La prima cosa che ho detto è stata: "Sabri, questo te lo rubo per il mio blog!"
Ed eccolo qua per voi.

Sa di antico e contemporaneamente arriva dritto al cuore. 

(Pr.30, 24- 33)

Quattro esseri sono fra le cose più piccole della terra,
eppure sono i più saggi dei saggi:
le formiche, popolo senza forza,
che si provvedono il cibo durante l’estate;
gli iràci, popolo imbelle,
ma che hanno la tana sulle rupi;
le cavallette, che non hanno un re,
eppure marciano tutte insieme schierate;
la lucertola, che si può prender con le mani,
ma penetra anche nei palazzi dei re.
Tre esseri hanno un portamento maestoso,
anzi quattro sono eleganti nel camminare:
il leone, il più forte degli animali,
che non indietreggia davanti a nessuno;
il gallo pettoruto e il caprone
e un re alla testa del suo popolo.
Se ti sei esaltato per stoltezza
e se poi hai riflettuto,
mettiti una mano sulla bocca,
poiché, sbattendo il latte ne esce la panna,
premendo il naso ne esce il sangue,
spremendo la collera ne esce la lite.

martedì 19 luglio 2011

19 luglio, 19 anni fa.

"Beati i perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli."


Quando morì Giovanni Falcone, gli scout siciliani organizzarono una veglia a Palermo.
La chiesa era piena zeppa, e c'era anche Paolo Borsellino, al quale venne consegnato un rotolo di carta in cui era scritto il suo passo evangelico preferito: Le Beatitudini. (Matteo 5, 3-12).


19 anni fa lo hanno ammazzato.


Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati gli afflitti, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché erediteranno la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.


sabato 2 luglio 2011

"La lettera incriminata" di don Milani

In questi giorni sto leggendo un pò di scritti di don Milani (1923 - 1967), un sacerdote che tutti dovremmo conoscere prima di parlare della "Chiesa" come quella solita struttura che parla bene e razzola male...i preti con i soldi...e tutte i soliti luoghi comuni.
Per degli screzi con il vescovo fu mandato in un piccolissimo villaggio vicino Firenze: Barbiana. 
La sua scuola era alloggiata in un paio di stanze della canonica annessa alla piccola chiesa.
Con il bel tempo si faceva scuola all’aperto sotto il pergolato. La scuola di Barbiana era un vero e proprio collettivo dove si lavorava tutti insieme, dove la regola principale era che chi sapeva di più aiutava e sosteneva chi sapeva di meno, 365 giorni all’anno. In questa scuola iniziò il primo tentativo di scuola a tempo pieno espressamente rivolto alle classi popolari e tra le altre cose, sperimentò il metodo della scrittura collettiva.
In seguito ad una sua lettera (scritta insieme a tutti i suoi ragazzi) in difesa dell'obiezione di coscienza (pubblicata dal settimanale "Rinascita" il 6 marzo 1965), dove ancora una volta si distaccava dall'insegnamento e dalla tradizione cattolica, venne processato apologia di reato ed assolto in primo grado, ma morì prima che fosse emessa la sentenza di appello.
Comunque la biografia di don Milani è piena di eventi interessanti, se volete andatevela a leggere!!

Quella che riporto di seguito è una piccola parte della "lettera incriminata" che don Milani scrisse ai cappellani militari di Firenze, che in una loro lettera precedente avevano definito l'obiezione di coscienza un "insulto alla Patria", "estraneo al comandamento cristiano dell'amore" ed "espressione di viltà".

Buona lettura.

[...] Era nel '22 che bisognava difendere la Patria aggredita. Ma l'esercito non la difese. Stette ad aspettare gli ordini che non vennero. Se i suoi preti l'avessero educato a guidarsi con la Coscienza invece che con l'Obbedienza "cieca, pronta, assoluta" quanti mali sarebbero stati evitati alla Patria e al mondo?
Così la Patria andò in mano ad un pugno di criminali che violò ogni legge umana e divina, e riempiendosi la bocca della parola Patria, condusse la Patria allo sfacelo. In quei anni tragici quei sacerdoti che non avevano in mente e sulla bocca che la parola sacra "Patria", quelli che di quella parola non avevano mai voluto approfondirne il significato, quelli che parlavano come parlate voi, fecero un male immenso proprio alla Patria (e, sia detto incidentalmente, disonorarono anche la Chiesa). [...]

Ma in questi cento anni di storia italiana c'è stata anche una guerra "giusta" (se guerra giusta esiste).
L'unica che non fosse offesa alle altrui Patrie, ma difesa della nostra: la guerra partigiana. Da un lato c'erano dei civili, dall'altro dei militari. Da un lato soldati che avevano obbedito, dall'altro soldati che avevano obiettato.
Quali dei due contendenti erano, secondo voi, i "ribelli", quali i "regolari"?
Poi, per grazia di Dio la nostra Patria perse la guerra che aveva scatenato. Le Patrie aggredite dalla nostra Patria riuscirono a ricacciare i nostri soldati.
Certo, dobbiamo rispettarli. Erano infelici contadini e operai trasformati in aggressori dall'obbedienza militare. Quell'obbedienza che cappellani esaltate senza nemmeno un "distinguo" che vi riallacci alla parola di San Pietro:"Si deve obbedire agli uomini o a Dio?". E intanto ingiuriate alcuni pochi coraggiosi che son finiti in carcere per fare come ha fatto San Pietro.
In molti paesi civili (in questo più civili del nostro) la legge li onora permettendo loro di servire la Patria in altra maniera. Chiedono di sacrificarsi per la Patria più degli altri, non meno. Non è colpa loro se in Italia non hanno altra scelta che di servirla oziando in prigione.
Del resto anche in Italia c'è una legge che riconosce l'obiezione di coscienza. E' proprio quel Concordato che voi volete celebrare. Il suo terzo articolo consacra la fondamentale obiezione di coscienza dei Vescovi e dei Preti.[...]
Rispettiamo dunque la sofferenza e la morte, ma davanti ai giovani che ci guardano non facciamo pericolose confusioni fra il bene e il male, fra la verità e l'errore, fra la morte di un aggressore e quello della sua vittima.
Se volete diciamo: preghiamo per quegli infelici che , avvelenati senza loro colpa da una propaganda d'odio, si son sacrificati per il solo malinteso ideale di Patria calpestando senza avvedersene ogni altro nobile ideale umano.

sabato 4 giugno 2011

La Costituzione secondo Enrico De Nicola.

Con la Repubblica è uscito un bell'inserto sulla Costituzione e in seconda di copertina c'era questo "incipit" tratto dal "messaggio del capo provvisorio dello stato Enrico De Nicola, seduta del 15 luglio 1946".
Leggere queste parole provenire direttamente da chi la Repubblica ha contribuito a crearla mi ha fatto un forte effetto, anche perchè credo che dopo averlo letto vi farete la stessa mia domanda: ma sono parole di 65 anni fa o di oggi???

La Costituzione della Repubblica Italiana [...] sarà certamente degna delle nostre gloriose tradizioni giuridiche, assicurerà alla generazioni future un regime di sana e forte democrazia, nel quale i diritti dei cittadini e i poteri dello Stato siano egualmente garantiti, trarrà dal passato salutari insegnamenti, consacrerà per i rapporti economico-sociali i principi fondamentali, che la legislazione ordinaria - attribuendo al lavoro il posto che gli spetta nella produzione e nella distribuzione della ricchezza nazionale - dovrà in seguito disciplinare.

lunedì 9 maggio 2011

Fiore di campo - Peppino Impastato -

9 maggio 1978: 33 anni fa uno dei più bei fiori della terra di Sicilia veniva assassinato.
Oggi a Cinisi saranno in tanti a manifestare per strada (spero con qualche abitante di Cinisi in più).
Io quest'anno non sono potuto andare, e allora lo voglio ricordare così, con le sue stesse parole.


Fiore di campo nasce
dal grembo della terra nera
Fiore di campo cresce
odoroso di rugiada
fiore di campo muore
sciogliendo sulla terra
gli umori segreti.


lunedì 25 aprile 2011

Lo avrai camerata Kesselring... - Piero Calamandrei -

Albert Kesselring, che durante il secondo conflitto mondiale fu il comandante delle forze armate germaniche in Italia, a fine conflitto (1947) fu processato e condannato a morte per i numerosi eccidi che l'esercito nazista aveva commesso ai suoi ordini (Fosse Ardeatine, strage di Marzabotto e molte altre). Successivamente la condanna fu tramutata in ergastolo, ma egli venne rilasciato nel 1952 per le sue presunte gravi condizioni di salute.
Tornato libero, Kesselring sostenne di non essere affatto pentito di ciò che aveva fatto durante i 18 mesi nei quali tenne il comando in Italia ed anzi dichiarò che gli italiani, per il bene che secondo lui aveva loro fatto, avrebbero dovuto erigergli un monumento. In risposta a queste affermazioni Piero Calamandrei scrisse la celebre epigrafe, dedicata a Duccio Galimberti, "Lo avrai, camerata Kesselring...", il cui testo venne posto sotto una lapide ad ignoninia di Kesselring stesso, deposta dal comune di Cuneo, e poi affissa anche a Montepulciano, in località Sant'Agnese, a Sant'Anna di Stazzema, ad Aosta, all'ingresso delle cascate delle Marmore e a Borgo San Lorenzo, sull'antico palazzo del Podestà.


Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio dei torturati
più duro d'ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA

domenica 24 aprile 2011

Lettera di Salvatore Principato, nome di battaglia "Socrate".

Salvatore Principato, 52 anni, maestro elementare, coniugato con Marcella Chiorri nel 1923, ebbe una sola figlia, Concettina. Nato a Piazza Armerina (Enna) il 29 aprile 1892, vi frequentò le scuole fino al conseguimento del diploma. 
Socialista, fu tra i rappresentanti dell’antifascismo milanese per tutto il Ventennio e fu fucilato in Piazzale Loreto a Milano il 10 agosto 1944. [...]
Forse tradito dalla delazione di un giovane operaio, venne arrestato dalle S.S. l’8 luglio 1944. Imprigionato nel carcere di Monza, fu torturato dalla polizia nazi-fascista, che gli ruppe anche il braccio sinistro. Ai primi d’agosto fu trasferito nel carcere milanese di San Vittore, 6º raggio, cam. 8, dove fu rinchiuso con Eraldo Soncini e Renzo Del Riccio, fucilati con lui in Piazzale Loreto il 10 agosto. Salvatore era il più anziano dei Quindici martiri.
(per la biografia completa rimando al sito http://www.anpi.it/donne-e-uomini/salvatore-principato )

Ho trovato una lettera scritta da Totò (come di sicuro veniva chiamato da noi piazzesi).
Si allinea con tutte le lettere di condannati a morte della resistenza, però sapere che lui era del mio stesso paese, parlava con il mio stesso accento e aveva visto le stesse strade che vedo io oggi, fà sì che io lo senta molto più vicino, più reale.
Spero che per voi (piazzesi ma anche semplicemente siciliani) sia lo stesso.

Buona Festa della Liberazione a tutti.

[Fronte lettera]
  
Monza, 31-7-1944
Lina Carissima, 
la settimana scorsa ricevetti le tue lettere e quanto mi mandasti sabato: grazie di tutto. 
Il mio braccio bisogna che stia ingessato trenta giorni. Fortuna ch’è il sinistro.
Nella scrivania c’è la cartella di tuo Papà: entro il 10 di agosto bisognerà andare all’Esattoria a pagare la rata. E Brasca ha pagate le lire mille?
Di salute sto bene e la tranquillità è la mia fida compagna. 
Saluti a tutti i conoscenti e affettuosità a Papà e Mamma.
    
 Un affettuoso bacione Salvatore

[Retro lettera]

Titti Carissima,
fai bene metterti a studiare, così stai a casa e tieni compagnia alla mamma.
Io sono costantemente vicino a te e alla mamma. Sapervi tranquille e che non vi lasciate mancare il possibile mi è di gran conforto e mi rende più tranquillo.
Sabato prossimo quando mi porterete la biancheria che vi detti l’altro ieri, chiedete e attendete la sporca. Le mutande cambiatele perché mancano di elastico.
    Salutatemi i conoscenti.
    Un bacione affettuosissimo
       Tuo Papà

lunedì 11 aprile 2011

Non aspettare!!

Non aspettare di finire l’università,
di innamorarti,
di trovare lavoro,
di sposarti,
di avere figli,
di vederli sistemati,
di perdere quei dieci chili,
che arrivi il venerdì sera o la domenica mattina,
la primavera,
l’estate,
l’autunno o l’inverno.

Non c’è momento migliore di questo per essere felice.
La felicità è un percorso, non una destinazione.
Lavora come se non avessi bisogno di denaro,
ama come se non ti avessero mai ferito
e balla, come se non ti vedesse nessuno.
Ricordati che la pelle avvizzisce,
i capelli diventano bianchi e i giorni diventano anni.
Ma l’importante non cambia:
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è il piumino che tira via qualsiasi ragnatela.
Dietro ogni traguardo c’è una nuova partenza.
Dietro ogni risultato c’è un’altra sfida.
Finché sei vivo, sentiti vivo.

Vai avanti, anche quando tutti si aspettano che lasci perdere.

(Madre Teresa di Calcutta)

domenica 3 aprile 2011

Tavole - Erri De Luca -

Sto rileggendo un libro di poesie di De Luca, forse ne pubblicherò qualcun altra, trattano e parlano dei migranti che viaggiano verso l'Italia; intanto ne riporto una che mi ha colpito subito, quando la lessi alcuni anni fa.
Altro che le cene del Lions club.

Mi sono seduto anche a tavole sontuose
dove i bicchieri vanno secondo i vini
e uomini di molto più eleganti
s'aggirano a servire le pietanze.
Ma so meglio la tavola dove si strofina il fondo di scodella
con il pane e le dita arrugginite
mensa di mezzogiorno
di fiati vergognosi di appettito.
Non bisbiglio di commensali a commentare il pasto
ma di gole indurite che inghiottiscono
per rimettere forza di lavoro
e non portano eretti alla bocca la posata
ma si calano sopra, addentano a mezz'aria
per nascondere il magro del boccone
il quasi niente avanzo della sera.
E di cibo non parlano per il timore di nominarlo invano.

venerdì 1 aprile 2011

Tratto da "Radiofreccia"

Un estratto del discorso di Benassi (Freccia) a radio Raptus:

"[...] credo che la voglia di scappare da un paese di 20 mila abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso, e credo che da te non ci scappi neanche se sei Eddy Merckx.
Credo che non è giusto giudicare la vita degli altri, perchè comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri.
Credo che per credere, certe volte, ti serve molta energia.[...]"

giovedì 31 marzo 2011

Per amore del mio popolo non tacerò. - Don Peppe Diana -

21 anni fa ammazzavano don Peppe Diana.

Quello che propongo oggi è un pò lungo da leggere, ma è un manifesto. Fortissimo.
Il documento fu diffuso a natale del 1991 in tutte le chiese di Casal di Principe e della zona aversana da don Peppino Diana e dai parroci della forania di Casal di Principe.
Non so quanti sanno che la famosa sua frase "per amore del mio popolo io non tacerò" è tratta dal libro del profeta Isaia (capitolo 62, versetto 1): "Per amore di Sion io non tacerò, e per amore di Gerusalemme, non mi darò riposo finché la sua giustizia non spunti come l'aurora".

Buona lettura, e che non sia soltanto una lettura, ma risvegli in noi il coraggio e l'orgoglio dell'onestà.

“PER AMORE DEL MIO POPOLO”

Siamo preoccupati
Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro figli finire miseramente vittime o mandanti delle organizzazioni della camorra.
Come battezzati in Cristo, come pastori della Forania di Casal di Principe ci sentiamo investiti in pieno della nostra responsabilità di essere “segno di contraddizione”.
Coscienti che come chiesa “dobbiamo educare con la parola e la testimonianza di vita alla prima beatitudine del Vangelo che é la povertà, come distacco dalla ricerca del superfluo, da ogni ambiguo compromesso o ingiusto privilegio, come servizio sino al dono di sé, come esperienza generosamente vissuta di solidarietà”.

La Camorra
La Camorra oggi é una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica nella società campana.
I camorristi impongono con la violenza, armi in pugno, regole inaccettabili: estorsioni che hanno visto le nostre zone diventare sempre più aree sussidiate, assistite senza alcuna autonoma capacità di sviluppo; tangenti al venti per cento e oltre sui lavori edili, che scoraggerebbero l’imprenditore più temerario; traffici illeciti per l’acquisto e lo spaccio delle sostanze stupefacenti il cui uso produce a schiere giovani emarginati, e manovalanza a disposizione delle organizzazioni criminali; scontri tra diverse fazioni che si abbattono come veri flagelli devastatori sulle famiglie delle nostre zone; esempi negativi per tutta la fascia adolescenziale della popolazione, veri e propri laboratori di violenza e del crimine organizzato.

Precise responsabilità politiche
E’ oramai chiaro che il disfacimento delle istituzioni civili ha consentito l’infiltrazione del potere camorristico a tutti i livelli. La Camorra riempie un vuoto di potere dello Stato che nelle amministrazioni periferiche é caratterizzato da corruzione, lungaggini e favoritismi.
La Camorra rappresenta uno Stato deviante parallelo rispetto a quello ufficiale, privo però di burocrazia e d’intermediari che sono la piaga dello Stato legale. L’inefficienza delle politiche occupazionali, della sanità, ecc; non possono che creare sfiducia negli abitanti dei nostri paesi; un preoccupato senso di rischio che si va facendo più forte ogni giorno che passa, l’inadeguata tutela dei legittimi interessi e diritti dei liberi cittadini; le carenze anche della nostra azione pastorale ci devono convincere che l’Azione di tutta la Chiesa deve farsi più tagliente e meno neutrale per permettere alle parrocchie di riscoprire quegli spazi per una “ministerialità” di liberazione, di promozione umana e di servizio.
Forse le nostre comunità avranno bisogno di nuovi modelli di comportamento: certamente di realtà, di testimonianze, di esempi, per essere credibili.
Impegno dei cristiani
Il nostro impegno profetico di denuncia non deve e non può venire meno.
Dio ci chiama ad essere profeti.
- Il Profeta fa da sentinella: vede l’ingiustizia, la denuncia e richiama il progetto originario di Dio (Ezechiele 3,16-18);
- Il Profeta ricorda il passato e se ne serve per cogliere nel presente il nuovo (Isaia 43);
- Il Profeta invita a vivere e lui stesso vive, la Solidarietà nella sofferenza (Genesi 8,18-23);
- Il Profeta indica come prioritaria la via della giustizia (Geremia 22,3 -Isaia 5)
Coscienti che “il nostro aiuto é nel nome del Signore” come credenti in Gesù Cristo il quale “al finir della notte si ritirava sul monte a pregare” riaffermiamo il valore anticipatorio della Preghiera che é la fonte della nostra Speranza.

NON UNA CONCLUSIONE: MA UN INIZIO

Appello
Le nostre “Chiese hanno, oggi, urgente bisogno di indicazioni articolate per impostare coraggiosi piani pastorali, aderenti alla nuova realtà; in particolare dovranno farsi promotrici di serie analisi sul piano culturale, politico ed economico coinvolgendo in ciò gli intellettuali finora troppo assenti da queste piaghe”
Ai preti nostri pastori e confratelli chiediamo di parlare chiaro nelle omelie ed in tutte quelle occasioni in cui si richiede una testimonianza coraggiosa;
Alla Chiesa che non rinunci al suo ruolo “profetico” affinché gli strumenti della denuncia e dell’annuncio si concretizzino nella capacità di produrre nuova coscienza nel segno della giustizia, della solidarietà, dei valori etici e civili (Lam. 3,17-26).

Tra qualche anno, non vorremmo batterci il petto colpevoli e dire con Geremia “Siamo rimasti lontani dalla pace… abbiamo dimenticato il benessere… La continua esperienza del nostro incerto vagare, in alto ed in basso,… dal nostro penoso disorientamento circa quello che bisogna decidere e fare… sono come assenzio e veleno”.
 

sabato 26 marzo 2011

Groucho Marx

Raga vi sparo un pò di battute di Groucho Marx (il quale non c'entra nulla con Karl Marx, il suo è solo uno pseudonimo di Julius Henry Marks).
Chi conosce Woody Allen si accorgerà di una somiglianza significativa nel tipo di comicità, infatti Allen si ispira molto a lui!!
Buon divertimento!!


Chiunque dica che può veder attraverso una donna si perde parecchio!


Io sono stato invitato in tutti i migliori salotti. Una volta sola.


La commedia non mi è piaciuta, però l'ho vista in condizioni sfavorevoli: il sipario era alzato.


Le donne sono l'altra metà del cielo, quella nuvolosa.


Guardate quest'uomo: sembra un deficiente e parla come un deficiente, ma non lasciatevi ingannare: è veramente un deficiente!


Parlo con Miss Bailey? Può venire per favore nel mio ufficio? Come dice? È a letto? Allora vengo io.


O quest'uomo è morto o il mio orologio si è fermato.


Vi dispiace se non fumo?


L'ultima volta che sono andato dal dottore mi ha dato tante medicine che, una volta guarito, sono stato male per un mese intero.


Dal momento in cui ho preso in mano quel libro, fino a quando non l'ho rimesso a posto non ho mai smesso di ridere. Un giorno ho intenzione di leggerlo.


Conosco un tale che ha trovato così tanti uomini nel suo armadio che ha dovuto divorziare solo per appendere i suoi vestiti.


Ditemi quale vi è piaciuta di più, magari ricopiandola sul vostro stato di fb!
Riempiamo le bacheche di un pò di comicità intelligente! :)



sabato 19 marzo 2011

Riflessioni

Oggi non so bene cosa scrivere, ma la situazione della Libia mi ha colpito fortemente, sento un magone che vorrei buttare fuori, provo a scrivere qualcosa alla rinfusa proprio per questo.
Rabbia, voglia di aiutare. Sono vicinissimi a noi, e non me ne frega un cazzo di ritorsioni verso di noi, come continuo a leggere su fb e non solo.
Ci sono dei ragazzi come me che stanno rischiando la vita per la Libertà, per i loro diritti, non come tanti cazzoni italiani inutili, che poi sono gli stessi che magari odiano i migranti.
Ma che cacchio, gli squilibri sociali ed economici sono una delle cose che mi fa incazzare ed indignare di più.
Sono qua vicino a noi.
Ci sono le bombe!!! La gente a pezzetti.
Ma lo vogliamo capire che la guerra non è un film di eroi che fumano la sigaretta mentre sparano??
Ho letto perfino "rompiamo il culo a Gheddafi", ma che cazzo significa??

Non è un gioco, la gente crepa.

Ormai spero che attivino il livello regionale degli scout per andare a dare una mano ai migranti da qualche parte in Sicilia.
Continuo a pensare a ragazzi perfettamente identici  a me che vanno in piazza, rischiano la vita per i loro diritti. 
E io stase me ne vo tranqui a bere un birra e farmi quattro risate. 
Ma che cazzo di squilibri allucinanti, nel raggio di qualche centinaio di km.
Sento di non essermi sfogato del tutto, ma va già un pò meglio.

domenica 13 marzo 2011

Il pacco di biscotti

Una ragazza stava aspettando il suo volo in una sala d'attesa di un grande aeroporto.
Siccome avrebbe dovuto aspettare per molto tempo, decise di comprare un libro. Comprò anche un pacchetto di biscotti. Si sedette nella sala VIP per stare piu tranquilla.


Accanto a lei c'era la sedia con i biscotti e dall'altro lato un signore che stava leggendo il giornale.
Quando lei cominciò a prendere il primo biscotto, anche l'uomo ne prese uno, lei si sentì indignata ma non disse nulla e continuò a leggere il suo libro. Tra sé pensò: 'ma tu guarda, se solo avessi un po più di coraggio gli avrei già dato un pugno...'
Così ogni volta che lei prendeva un biscotto, l'uomo accanto a lei, senza fare un minimo cenno ne prendeva uno anche lui.
Continuarono fino a che non rimase solo un biscotto e la donna pensò: 'ah, adesso voglio proprio vedere cosa mi dice quando saranno finiti tutti!!' 
L'uomo prese l'ultimo biscotto e lo divise a metà!


Ah!, questo è troppo' pensò e cominciò a sbuffare indignata, si prese le sue cose, il libro, la sua borsa e si incamminò verso l'uscita della sala d'attesa. Quando si sentì un po' meglio e la rabbia era passata, si sedette in una sedia lungo il corridoio per non attirare troppo l'attenzione ed evitare altri dispiaceri.
Chiuse il libro e aprì la borsa per infilarlo dentro quando, nell'aprire la borsa, vide che il pacchetto di biscotti era ancora tutto intero nel suo interno.
Sentì tanta vergogna e capì solo allora che il pacchetto di biscotti uguale al suo era di quell'uomo seduto accanto a lei che però aveva diviso i suoi biscotti con lei senza sentirsi indignato, nervoso o superiore, al contrario di lei che aveva sbuffato e addirittura si sentiva ferita nell'orgoglio... 


Quante volte nella nostra vita mangeremo o avremo mangiato i biscotti di un altro senza saperlo?