lunedì 2 gennaio 2012

Il tagliapietre - Anthony de Mello


Come spesso accade durante la preparazione delle attività da fare al campo, ci si imbatte in scritti  e brani interessanti.
Stavolta ho trovato questo racconto di Anthony de Mello.

Con l'augurio che anche noi riusciamo ad essere un pò come il tagliapietre alla fine di questo racconto, vi auguro Buon Anno !!!!!

C'era una volta un tagliapietre, il quale si recava ogni giorno sulla montagna a scavare la roccia.
Mentre lavorava, cantava, poiché anche se era povero,non desiderava nulla di più di quello che aveva e perciò non aveva alcuna preoccupazione al mondo.
Un giorno fu chiamato a lavorare nel palazzo di un nobile signore.
Quando vide la magnificenza di quella dimora, per la prima volta in vita sua provò la sofferenza del desiderio e sospirò:
- Se solo fossi ricco! Non avrei bisogno di guadagnarmi da vivere con il sudore della fronte come faccio ora.
Quale non fu la sua sorpresa quando udì una voce che diceva:
- Il tuo desiderio è stato esaudito. D'ora in poi ti sarà concesso tutto ciò che vorrai -.
Non sapeva che pensare.
Questa parole gli apparvero incomprensibili finché quella sera fece ritorno alla sua capanna e al suo posto trovò un palazzo splendido come quello in cui aveva lavorato.
Smise allora di fare il tagliapietre e visse nella ricchezza.
Un giorno, in un pomeriggio caldo e umido, diede uno sguardo fuori dalla finestra e vide passare il re seguito da un lungo corteo di nobili e di schiavi.
Pensò: - Come mi piacerebbe essere un re e stare seduto al fresco dentro il cocchio reale! -.
Il suo desiderio fu subito esaudito ed egli si ritrovò sdraiato nella lussuosa carrozza.
Scoprì però che là dentro faceva più caldo di quanto pensasse, allora guardò fuori dal finestrino e cominciò a meravigliarsi della potenza del sole che con il suo calore riusciva a penetrare persino attraverso le spesse pareti del cocchio.
- Vorrei essere il sole -, disse fra sé a sé.
Il suo desiderio fu ancora una volta esaudito ed egli divenne una fonte di calore che si diffondeva in tutto l'universo.
Per un po' tutto andò bene.
Poi, un giorno di pioggia, egli cercò di passare attraverso un fitto banco di nuvole senza riuscirvi.
Allora chiese di essere tramutato in nuvola e si vantò del suo potere di oscurare il sole, finché divenne pioggia e, con sua grande rabbia, trovò una roccia assai solida che gli sbarrò il cammino e lo costrinse a scorrerle intorno.
- Cosa? - gridò. - Un semplice sasso è più potente di me? Allora io voglio essere una roccia -.
E subito eccolo lassù in alto, in cima alla montagna.
Non aveva però ancora avuto il tempo di pavoneggiarsi, quando udì uno strano rumore come di scalpello che proveniva dal basso.
Guardò giù e scorse con sgomento un minuscolo essere umano che stava seduto lì sotto a tagliare pezzi di sasso.
- Cosa? - gridò. - Una misera creatura del genere è più potente di me? Voglio diventare un uomo! -
Così fu di nuovo uno scalpellino che lavorava sulla montagna a tagliare pietre guadagnandosi da vivere con il sudore della fronte, ma con la voglia di cantare nell'anima, perché era contento di essere ciò che era e di vivere con quello che aveva.





sabato 24 dicembre 2011

Dedica di "Giù al Sud" - Pino Aprile -

Oggi una mia amica siciliana che si trova ad Istanbul ha scritto questa dedica su FB, mi è piaciuta e non me la voglio lasciar scappare, ergo la pubblico sui miei appunti.
E' la dedica che Pino Aprile ha scritto nell'apertura del suo libro "Giù al Sud" .

Buona lettura e Buon Natale, a chi è a casa e a chi si trova lontano da casa ma la porta sempre dentro il cuore.


Dedicato a chi resta, perché sceglie di restare.

Dedicato a chi torna, perché sceglie di tornare.

Dedicato a chi guarda casa sua con la meraviglia del forestiero.

Dedicato a chi, da lontano, non la perde di vista.



venerdì 2 dicembre 2011

Lettera ad una mamma tedesca - Ignazio Buttitta -


Per caso è partita una canzone di Nonò Salomone nel mio pc: è una poesia di Ignazio Buttita.
Lettera ad una mamma tedesca.
Ignazio Buttitta è un grande poeta siciliano, ma a scuola molto difficilmente ne sentiamo parlare.
Buttitta combattè la prima guerra mondiale, e quando tornò a casa non riuscì mai a dimenticare la gente che aveva ammazzato, soprattutto un ragazzo di 17 anni tedesco, caduto proprio a qualche passo dalla sua mitragliatrice. 
Ebbe il tempo di vedere i suoi occhi azzurri chiudersi per sempre.
Come consuetudine, gli frugò nelle tasche in cerca di qualcosa di utile, ma trovò solo una sua foto abbracciato con la madre: la prese.
Quando tornò a casa la mise al muro con una cornice.
Alcuni anni dopo, tornando a casa, trovò sua moglie addormentata con i suoi figli vicino, e li abbracciava nello stesso identico modo con cui la mamma tedesca abbracciava suo figlio.
Ignazio guarda sua moglie e vede la mamma tedesca a cui ha ammazzato il figlio.
Si siede e scrive una lettera che invia all'indirizzo riportato sulla foto. Non riceverà mai nessuna risposta.
Più volte lui stesso raccontò questa vicenda, finendo sempre con il ripetere:

"Guardavo mia moglie e guardavo la madre a cui avevo ammazzato il figlio."

Questa è la lettera che scrisse.

Mamma tedesca,
ti scrivi ddu surdatu talianu
chi t’ammazzò lu figghiu.
Mmaliditta dda notti
e l’acqui di lu Piavi
e li cannuna e li bummi
e li luci chi c’eranu;
mmaliditti li stiddi 
e li prigheri e li vuci
e lu chiantu e li lamenti
e l’odiu, mmaliditti!

Mamma tedesca,
iu, l’assassinu
ca t’ammazai lu figghiu:
comu pozzu dòrmiri
ed abbrazzari li me picciriddi?
Comu pozzu passari
mmezzu a l’omini boni
senz’essiri assicutatu,
e crucifissu a lu muru?

Mamma tedesca,
matri di tuttu lu munnu,
vi chiamu!
Ognuna, 
la petra cchiù grossa
vinissi a ghittalla
supra di mia:
muntagni di petra,
muntagni di petra,
scacciati la guerra.

domenica 20 novembre 2011

Salmo 22.

Pubblico questo Salmo perché significa molto per me, soprattutto qui ad Istanbul.


Il Signore è il mio pastore: 
non manco di nulla.

Su pascoli erbosi mi fa riposare, 
ad acque tranquille mi conduce.

Rinfranca l'anima mia,
mi guida per il giusto cammino 
a motivo del suo nome.

Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me. 
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.

Davanti a me tu prepari una mensa 
sotto gli occhi dei miei nemici. 
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne 
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore 
per lunghi giorni.

sabato 19 novembre 2011

Benedetto XVI ogni tanto ci azzecca!!

Il titolo del post è un pò provocatorio,  comunque devo ammettere che la limpidezza, la bellezza e la dolcezza di pensiero di Benedetto mi colpiscono, di tanto in tanto.  ;) 

La Chiesa non offre alcuna soluzione tecnica e non impone alcuna soluzione politica. Essa ripete: non abbiate paura! L’umanità non è sola davanti alle sfide del mondo. Dio è presente». Questo è un messaggio di speranza, una speranza generatrice di energia, che stimola l’intelligenza e conferisce alla volontà tutto il suo dinamismo. La disperazione è individualista. La speranza è comunione. Non è questa una via splendida che ci è proposta? Invito ad essa tutti i responsabili politici, economici, così come il mondo universitario e quello della cultura. Siate, anche voi, seminatori di speranza!

Benedetto XVI - Discorso durante la visita in Benin.

mercoledì 9 novembre 2011

Come io vedo il mondo: La guerra. - Albert Einstein -

Ieri ho iniziato a leggere il secondo libro che mi sono portato qui ad Istanbul: è un libro che contiene alcuni scritti di Einstein, alcuni sulla relatività ristretta e generale, e inoltre uno scritto intitolato "Come io vedo il mondo", in cui Einstein parla della sua visione di molti aspetti della vita e della sua posizione sulle armi nucleari.

Ieri sera a letto ho letto questo brano, che nella parta iniziale, a mio parere, ha un'ironia finemente alleniana (d'altronde sono entrambi ebrei). 
Comunque, a parte l'ironia, fa riflettere. 
Spero anche a voi.

Disprezzo profondamente chi è felice di marciare nei ranghi e nelle formazioni al seguito di una musica: costui solo per errore ha ricevuto un cervello; un midollo spinale gli sarebbe più che sufficiente.
L'eroismo comandato, gli stupidi corpo a corpo, il nefasto spirito nazionalista, come odio tutto questo!
E quanto la guerra mi appare ignobile e spregevole! Sarei piuttosto disposto a farmi tagliare a pezzi che partecipare a un'azione così miserabile.
Eppure, nonostante tutto, io stimo tanto l'umanità da essere persuaso che questo fantasma malefico sarebbe da lungo tempo scomparso se il buon senso dei popoli non fosse sistematicamente corrotto, per mezzo della scuola e della stampa, dagli speculatori del mondo politico e del mondo degli affari.

martedì 8 novembre 2011

Discorso agli ateniesi - Pericle

Segnalato da mia cugina Rossella.


Direi che è quantomeno attuale.


Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.

Qui ad Atene noi facciamo così.

E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.

Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.