sabato 16 aprile 2022

Guerra, Fede, Resistenza: cosa ci dice Don Milani

In queste settimane di guerra in Ucraina, e soprattutto negli ultimi giorni, da più parti si sono sentiti appelli contro la guerra "senza se e senza ma" (qualche vecchio e marcio bolscevico ha anche scritto "senza Ze e Vla"...).
Anche il Papa ha giustamente affermato più volte il concetto. Da cattolico (o meglio, da uno che tenta di esserlo) mi sono chiesto cosa fosse "giusto"? Mi sono chiesto se in una situazione di evidente "aggressore e vittima" come nella guerra Russia vs Ucraina, ci possa essere spazio per un concetto di guerra "giusta", con riferimento alla Resistenza Ucraina (non me ne voglia l'ANPI che invece continua a fare distinguo tra la "nostra" e la "loro" Resistenza). Se questo spazio c'è, allora non posso più dire che da entrambe la parti sbagliano nell'utilizzo della violenza. D'altronde, è più o meno il concetto che sta alla base della famosa "legittima difesa", no?

In cerca di risposta a queste mie domande, ho preso dalla mia libreria un libretto comprato ormai dieci anni fa durante gli anni universitari e di impegno scout, che raccoglie alcuni tra gli scritti principali di Don Lorenzo Milani. Il titolo del libro è "A che serve avere le mani pulite se si tengono in tasca" (espressione di don Milani stesso), editrice ChiareLettere.
Per chi non lo ricordasse, Don Milani difendeva la causa dell'obiezione di coscienza in quanto rappresentazione della capacità di discernimento rispetto alla cieca obbedienza. Per difendere la scelta dell'obiezione scriss una lettera ai cappellani militari italiani, i quali avevano invece affermato che consideravano "un insulto alla patria e ai suoi caduti la cosiddetta obiezione di coscienza che, estranea al comandamento cristiano del'amore, è espressione di viltà".
A causa della lettera di risposta che scrisse, fu incriminato per apologia di reato (correva l'anno 1965). Durante il processo, Don Milani con i suoi ragazzi della scuola di Barbiana scrisse quella che poi divento la famosa lettera intitolata "L'obbedienza non è più una virtù".
Evidentemente quindi, non era assolutamente uno a cui piaceva la guerra, anzi la "ripudiava" proprio. Ciononostante, si possono ritrovare in alcuni passaggi dei suoi scritti delle affermazioni che, tipiche della sua libertà di pensiero, arrivano a discernere tra guerre totalmente sbagliate e guerre che, se non giuste, quantomeno non erano sbagliate.

Di seguito riporto alcuni passaggi tratti dalla prima lettera che Don Milani, insieme ai ragazzi della scuola di Barbiana, inviò ai cappellani militari, cioè la "lettera incriminata" che fu poi alla base del successivo processo. La lettera, tra le altre cose, effettua un'analisi di cento anni di storia italiana, in cerca di qualcosa che possa essere definita una guerra "giusta" da combattere alla luce degli art. 11 e 52 della Costituzione.

Buona lettura.


Era nel 1922 che bisognava difendere la Patria aggredita. Ma l'esercito non la difese. Stette ad aspettare gli ordini che non vennero. Se i suoi preti l'avessero educato a guidarsi con la Coscienza invece che con l'Obbedienza "cieca, pronta e assoluta" quanti mali sarebbero stati evitati alla Patria e al mondo. Così la Patria andò in mano a un pugno di criminali che violò ogni legge umana e divina, e riempiendosi la bocca della parola Patria, condusse la Patria allo sfacelo. In quei tragici anni quei sacerdoti che non in mente e sulla bocca che la parola sacra "Patria", quelli che di quella parla non avevano mai voluto approfondire il significato, quelli che parlavano come fate voi, fecero un male immenso alla Patria (e, sia detto incidentalemente, disonorarono anche la Chiesa).

[...]

Poi dal '39 in là fu una frana: i soldati italiani aggredirono una dopo l'altra altre sei Patrie che non avevno certo attentato alla loro (Albania, Francia, Grecia, Egitto, Jugoslavia, Russia).

[...]

Ma in questi cento anni di storia italiana c'è stata anche una guerra "giusta" (se guerra giusta esiste).
L'unica che non fosse offesa delle altrui Patrie, ma difesa della nostra: la guerra partigiana. Da un lato soldati che avevano obbedito, dall'altro soldati che avevano obiettato. Quali dei due contendenti erano, secondo voi, i "ribelli", quali i "regolari"? E' una nozione che urge chiarire quando si parla di Patria. [...] Poi, per Grazia di Dio la nostra Patria perse l'ingiusta guerra che aveva scatenato. Le patrie aggredite dalla nostra Patria riuscirono a ricacciare i nostri soldati. Certo, dobbiamo rispettarli. Erano infelici contadini o operai trasformati in aggressori dall'obbedienza militare.

[...]

Rispettiamo la sofferenza e la morte, ma davanti ai giovani che ci guardano non facciamo pericolose confusioni fra il bene e il male, fra la verità e l'errore, fra la morte di un aggressore e quella della sua vittima.
Se volete diciamo: preghiamo per quegli infelici che, avvelenati senza loro colpa da una propaganda d'odio, si son sacrificati per il loro malinteso ideale di Patria calpestando senza avvedersene ogni altro nobile ideale umano.


PS:
Forse pochi lo hanno notato, ma circa dieci giorni fa il presidente del consiglio europeo Michel ha invitato i soldati russi a disertare (proponendo di concedere loro asilo in Europa), per non partecipare ai crimini di guerra che stiamo purtroppo scoprendo in questi giorni.


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